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domenica 13 maggio 2018

Allergie e grassi trans


Si dice che i primi che ipotizzarono l'esistenza delle allergie furono presi per pazzi.
Come spesso accade chi ha l'occhio più lungo viene prima deriso, poi compreso. Ma raramente gli si chiede scusa.

Oggi il problema delle allergie riguarda molti bambini, nei quali il sistema immunitario è ancora in formazione.
E, come al solito, mangiare contro natura è associato ad un aumento della malattia, e i peggiori "nutrienti" (messo tra virgolette visto che sono più che altro un veleno) sono sicuramente i grassi trans.

"Questi acidi grassi possono essere coinvolti in diverse vie infiammatorie, contribuendo alla progressione della malattia nell'infiammazione cronica, autoimmunità, allergia, cancro, aterosclerosi, ipertensione e ipertrofia cardiaca, nonché altre malattie metaboliche e degenerative".

Questi grassi si formano tramite il riscaldamento degli oli polinsaturi vegetali, e, essendo più stabili e aumentando la conservabilità del prodotto, sono molto graditi e utilizzati dalle industrie alimentari, in particolare nei prodotti da forno, nelle margarine e nei fritti. Anche le carni da allevamenti intensivi sono una fonte importante.

Questi grassi si inseriscono nelle membrane cellulari che, come abbiamo visto influenzano la funzionalità di tutta la cellula, e in questo caso alterano la risposta immunitaria, inducendo infiammazione anche quando non ci dovrebbe essere.

Se vi chiedete allora perché vostro figlio è sempre malato, cominciate a levargli cracker, pizzette, patatine, biscotti e simili, e sostituiteli con cibo vero, quale frutta, verdura, pane di qualità, pesce pescato ricco di omega 3, uova da galline razzolanti ricche di vitamina D, e vedrete quanto migliorerà la situazione.

https://www.cartoonstock.com/cartoonview.asp?catref=lfin481

Aggiornamento 15/5/2018

Secondo l'OMS 500 mila morti all'anno sono dovuti al consumo di grassi trans

Nel modello animale una dieta ad alto contenuto di fibre protegge il topo dall'influenza, aumentando la produzione di grassi a catena corta che modulano il sistema immunitario.

sabato 14 aprile 2018

Le preferenze del microbiota


Abbiamo un sacco di batteri nell'intestino, che non ci lasciano mai soli. Da qualche anno gli scienziati chiamano questo insieme microbiota (microbioma se si indica la complessità genetica, il loro DNA).
https://www.facebook.com/AsapSCIENCE/photos/a.236720259792345.60296.162558843875154/1015163925281304/?type=3&theater



L'alimentazione influenza il microbiota, e il microbiota a sua volta influenza molti aspetti della salute, a partire dalla prima infanzia (allergie ecc). Si stanno individuando tanti collegamenti tra microbiota alterato e malattie.


Il nostro stile di vita odierno ci porta ad una ridotta diversità batterica (meno specie di quanto previsto), che favorisce la crescita di specie patologiche, non tenute sotto controllo dai batteri amici.
Alcuni fattori possono inaspettatamente peggiorare la qualità dei nostri microbi intestinali: dagli scontati cibi raffinati, privi di fibre e antiossidanti, dieta non varia e antibiotici, ai meno attesi alcol, mancanza di sonno, stress, fumo, sedentarietà, farmaci.

Recenti studi indicano che il microbiota può essere manipolato per prevenire e addirittura curare le infezioni causate da batteri patogeni, in particolare quelli che sono resistenti agli antibiotici, come ad esempio Enterococcus faecium resistente alla vancomicina, Enterobacteriaceae Clostridium difficile.
Questo capita per questioni di "nicchia ecologica": se ci sto io, non ci puoi stare tu.

La maggior parte dei batteri sta nell'intestino, ma contano molto anche il microbiota dermico, polmonare, orale ecc

Una delle ragioni per cui il microbiota influenza la salute è l'esistenza di un "cross-talk" (dialogo reciproco) tra segnali provenienti dall'intestino, tra cui i metaboliti dei batteri, e gli organo distanti, tra cui il cervello. Questo collegamento è noto come asse intestino-cervello, e può avere un ruolo in molte malattie, tra  cui autismo e malattie mentali. E funziona anche grazie ai vasi linfatici (recente scoperta).

Molti parlano dell'alterazione del microbiota nelle persone sovrappeso, ma in realtà non esiste una sua facile caratterizzazione, ed esso è molto variabile (non necessariamente un obeso ha batteri "cattivi"). Però le persone sovrappeso hanno più difficoltà a scegliere cibi veri, quelli che riducono il rischio di obesità.



L'influenza dei batteri sull'umore e la funzione psicologica è stata ormai verificata. Ed è così che gli "psicobiotici" possono modificare il funzionamento cerebrale e perfino potenziare l'efficacia degli psicofarmaci.

L'alimentazione influenza il tipo di batteri, ma i batteri influenzano il tipo di alimentazione?

Sappiamo ormai che le scelte alimentari influenzano il peso e quindi la salute, al di là delle calorie.
Ma chi è che decide per noi cosa mangiare?  Senza aprire un dibattito filosofico tra libero arbitrio e determinismo... Possiamo dire che esistono crescenti evidenze secondo cui i nostri microbi, al fine di mangiare quello che piace a loro, rilascino dei metaboliti che influenzano il comportamento alimentare.

“I batteri intestinali possono interferire con le vie molecolari che controllano il bilancio energetico nell'ospite (nel senso di “ospitante”, NdT). L'attuale modello di controllo dell'appetito si basa principalmente sulla segnalazione ormonale e sulle esigenze proprie dell'animale di mantenere l'omeostasi energetica; un modello alternativo considera anche le comunicazioni tra batteri e ospiti.

Numerosi componenti e metaboliti batterici hanno dimostrato di stimolare le vie della sazietà intestinale; allo stesso tempo, la loro produzione dipende dai cicli di crescita batterica. Questa modulazione a breve termine della sazietà legata alla crescita batterica può essere accompagnata da una regolazione a lungo termine dell'appetito, controllata dai circuiti neuropeptidergici dell'ipotalamo. Infatti, nella circolazione sistemica sono rilevati diversi prodotti batterici, che potrebbero agire direttamente sui neuroni ipotalamici”.

I metaboliti sono soprattutto acidi grassi a catena corta (SCFA, acetato, propionato e butirrato) prodotti dalle fermentazioni batteriche.


Il modello secondo cui il microbiota influenzi l'alimentazione è stato osservato nei moscerini: quando i ricercatori hanno variato il microbiota dei moscerini, gli insetti hanno abbandonato lo zucchero e si sono buttati sulle fonti proteiche.
Ma è evidentemente presente anche negli esseri umani.

Per esempio nelle urine di chi desidera il cioccolato si trovano metaboliti batterici diversi rispetto a chi è indifferente nei confronti del cibo degli dei 😉

Un altro indizio importante è che dopo la chirurgia bariatrica, che modifica i batteri intestinali, cambiano i gusti delle persone, che iniziano a non gradire come prima i cibi dolci, grazie all'aumento della dopamina.


Ogni classe di batteri ha i suoi substrati preferiti da digerire e fermentare. Per esempio i Prevotella sono ghiotti di carboidrati, e il loro aumento si lega ad artrite e colite; i Bifidobacteria si trovano molto  a loro agio con le fibre, mentre i Bacteroidetes gradiscono alcuni grassi. Akkermansia muciniphila, che spesso manca nell'intestino degli obesi, degrada il muco e si ciba di carboidrati secreti dall'intestino stesso.


E così i batteri influenzano, coi loro metaboliti, la nostra mente, e riescono a farci mangiare anche ciò che piace  a loro. E sono particolarmente coinvolti nei disturbi del comportamento alimentare, sia in eccesso  (bulimia) che in difetto (anoressia).  

Questa modulazione avviene sia influenzando i recettori per l'appetito (endocannabinoidi) sia gli ormoni stessi, sia soprattutto inibendo il nervo vago, una struttura fondamentale per la funzione alimentare e digestiva. Il propionato è particolarmente coinvolto nel ridurre il desiderio per i cibi spazzatura.
Inoltre le preferenze possono essere "trasmesse" alle persone vicine, proprio tramite i batteri e non solo "mostrando l'esempio" (una sorta di contagio).

Segnala inoltre Chris Kresser che il corpo può produrre anticorpi contro i metaboliti batterici, e che questi possono funzionare da autoanticorpi contro i nostri ormoni di appetito e sazietà, influenzando la quantità di cibo assunto.
Anche la barriera intestinale ha un ruolo importante, modulando quali e quanti composti entrano in circolo:

“La funzionalità e la permeabilità della barriera gastrointestinale sono fortemente influenzate
dal microbiota intestinale. Questa barriera non solo regola l'assorbimento di nutrienti, elettroliti e acqua, ma impedisce anche alle sostanze tossiche e agli agenti patogeni di entrare nella circolazione dal lume, il che rende la funzionalità della barriera intestinale molto importante nell'influenza del microbiota intestinale sul suo ospite. La funzione di barriera e la permeabilità sono influenzate da diversi stimoli, inclusi agenti patogeni, batteri commensali e prodotti batterici. La traslocazione a bassi livelli (basale) di sostanze o microbi attraverso le giunzioni strette di questi antigeni luminali è normale e contribuisce ad un adeguato sistema immunitario adattativo. Nondimeno, un'eccessiva permeabilità intestinale, spesso definita colloquialmente "leaky gut” (intestino permeabile), è associata allo sviluppo di infiammazione cronica di basso grado e sepsi, che a loro volta sono mediatori dell'infiammazione che aggravano la permeabilità intestinale.
È interessante notare che nei soggetti affetti da anoressia nervosa vi è diminuita permeabilità intestinale, mentre è stata osservata una maggiore permeabilità intestinale nell'obesità e malnutrizione  proteico-energetica. È stato dimostrato che la supplementazione di SCFA (grassi a catena corta) migliora i deficit nella permeabilità intestinale.
L'aumentata permeabilità intestinale tipica dell'obesità può portare ad una maggiore traslocazione di LPS (tossina batterica) nella circolazione, con conseguente infiammazione sistemica cronica di basso grado, una condizione chiamata endotossemia metabolica (tipica del diabete, NdT)”.

Secondo qualcuno se si ha una sovracrescita di candida, questo fungo rilascerebbe dei composti (tra cui acetaldeide) che aumentano il desiderio di zucchero, necessario per la sua proliferazione, modulando recettori cerebrali. E questo avverrebbe anche con altri parassiti, tuttavia non sembra ci sia molto di verificato nella letteratura ufficiale

Un ulteriore esempio su come le specie viventi si evolvano per sopravvivere e  massimizzare il loro ciclo vitale e riprodursi lo facciamo con  un parassita, il toxoplasma.
Scrive Andrea Luchi in merito:

Libero arbitrio? Forse....
Siete una donna e amate vestire bene, avere tante amiche, mostrarvi, rispettando sempre le regole?
Siete un uomo e vestite solitamente trasandato, pochi amici, tendenzialmente riservato, poco rispettoso delle regole e poco propenso a spaventarvi in situazioni pericolose?
Potreste essere stati infettati da questo parassita, il Toxoplasma, infezione tipicamente trasmessa dai gatti.
Il Toxoplasma per completare il suo ciclo vitale deve ritornare al gatto. Per questo il parassita modifica il comportamento del topo infettato in modo da fargli perdere la paura del gatto ed essere più facile preda del medesimo. Si chiama “fatal feline attraction”. L’odore del gatto attrae il topo infettato che diventa più facile preda.
Recentissimi studi dicono che anche noi possiamo essere soggetti se infettati alla fatal feline attraction.
Noi non possiamo essere mangiati dal gatto, ma se siamo infettati il Toxoplasma modifica comunque il nostro atteggiamento perché agisce sul comportamento di certi geni. La risposta dei geni nei due sessi porta alle cose che citavo prima. Molto diverse all’apparenza ma che hanno alla base un lieve aumento dell’ansia che negli uomini e nelle donne si manifesta in modo diverso
Non solo, é dimostrato che i soggetti affetti dal Toxoplasma hanno una probabilità del doppio superiore di avere incidenti stradali (sprezzo del pericolo?).
Non solo, le donne trovano più attraenti gli uomini infetti (aumento del testosterone nei maschi infetti?)
Non solo, la schizofrenia ha cominciato a diffondersi rapidamente solo quando nel '700 le persone hanno cominciato a circondarsi di gatti...e si sa oggi che il Toxoplasma ha moltissimo a che fare con la schizofrenia...



Ridurre il desiderio di cibo



Tutti questi esempi ci forniscono ulteriori prove dell'importanza di una flora sana che ci può essere solo con comportamenti vicini alla natura: alimenti meno elaborati, igiene corretta ma senza esagerare, no all'abuso di antibiotici.

Molti pensano che il craving (desiderio) sia dovuto alla riduzione di micronutrienti (vitamine e minerali) che si ha con un'alimentazione raffinata, ma questa teoria non sembra spiegare completamente il comportamento, che può essere come detto prima dovuto ad alterazioni dell'intestino, sia come qualità batterica che come funzionalità.

Una particolare fibra, inulina-propionato, sembra ridurre l'appetito per i cibi ipercalorici, mandando dei segnali al nucleo striato che determinano la riduzione del craving.

I consigli sono quelli di avere un'alimentazione varia e ricca in cibi nutrizionalmente densi, fibra, vitamine e minerali, lasciare da parte i cibi spazzatura ed eventualmente si può provare  a utilizzare probiotici appositi.


Anche un ormone epatico, FGF21, può ridurre il craving interagendo coi microbi intestinali, ed è probabile che sia basso nelle persone sovrappeso.

Aggiornamento 30/4/2018

I neurotrasmettitori sintetizzati dai microbi che influenzano umore e comportamento




Aggiornamento 12/5/2018


L'alcol, si sa, è un ottimo disinfettante, purtroppo però nei forti bevitori fa fuori i batteri buoni e favorisce la crescita di quelli cattivi a livello orale. In questo modo può promuovere le malattie dei denti e altre condizioni patologiche, per esempio quelle autoimmuni. Questi i risultati di uno studio fatto su oltre 1000 americani. Anche i collutori a base alcolica sono probabilmente da evitare


Aggiornamento 15/5/2018

"Non sono le calorie che ingeriamo a influenzare il peso: sono le calorie che digeriamo (assorbite dall'intestino). Aumentando o diminuendo la quantità di fonti di energia digeribili, in particolare i monosaccaridi e gli acidi grassi a catena corta, i batteri intestinali influenzano il numero di calorie assorbite dall'uomo".

L'articolo prosegue legando al microbiota diabete, aterosclerosi e pressione alta.

Nel modello animale una dieta ad alto contenuto di fibre protegge il topo dall'influenza, aumentando la produzione di grassi a catena corta che modulano il sistema immunitario.

sabato 7 aprile 2018

Magnesio, una carenza frequente


Da un articolo segnalato dal dott. Carlo Maggio, il riassunto di una revisione degli effetti della carenza di magnesio.

La carenza di magnesio è una situazione relativamente frequente, a causa della nostra alimentazione ricca di cibi industriali e dell'impoverimento dei cibi stessi.


http://canacopegdl.com/keyword/magnesium-cartoon.html

Putroppo gli autori ci raccontano che esistono due forme di carenza: clinica e subclinica. La prima si manifesta con una riduzione della magnesiemia (magnesio nel sangue). Nella forma subclinica invece i livelli di magnesio nel sangue sono normali e il magnesio è carente solamente dentro le cellule.

La si riscontra nell'80% delle donne con osteoporosi, nel 30% dei diabetici, nell'11% di pazienti con ostruzione delle vie aeree  e generalmente negli anziani e nelle persone reduci da ricovero.

L'alluminio (cibi in scatola, deodoranti, farmaci) e la carenza di vitamina B6 riducono l'assorbimento di magnesio, così come l'alcol, la malattia renale e diabetica, l'intestino irritabile e le altre infiammazioni intestinali, l'acidosi metabolica, l'eccesso di vitamina D e calcio, i diuretici, il fosforo delle bibite gassate, lo stress.
Aggressività, ansietà, crampi, fascicolazioni, irritabilità, debolezza muscolare, dolori o iperalgesia, fotosensibilità, tinnito, tremori, vertigini, sonno disturbato, resistenza alla terapia con vitamina D sono tutti segni di carenza di magnesio.
Le conseguenze, in particolare a livello cardiaco, possono essere ipertensione, aterosclerosi e calcificazione delle placche, aritmie e malattia coronarica, con aumentato rischio di insufficienza cardiaca e trombosi.

martedì 6 marzo 2018

Il BPA, quanto siamo esposti?



Libera traduzione di un articolo pubblicato su Medical Xpress, sito di divulgazione scientifica, riguardante uno studio fatto da ricercatori che si sono chiesti se è possibile ridurre i livelli di esposizione di BPA con una comune alimentazione. 



https://global.awok.com/baby-healthcare/baby_soft_silicone_bpa_free_funny_kiss_lip_pattern_soother_pacifier_m083_red/dp-1352787/

Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica industriale che è stata utilizzata sin dagli anni '60 per produrre alcuni tipi di plastica. La sostanza chimica può essere trovata in contenitori di plastica e bottiglie d'acqua, negli scontrini, all'interno di lattine, bottiglie e in imballaggi e tubi di plastica. DVD, CD e occhiali da sole possono anch'essi contenere BPA, sebbene non sembra che,  attraverso la pelle, vi sia forte esposizione.
Il BPA è una sostanza chimica che somiglia agli estrogeni, e può entrare nel corpo attraverso la nostra dieta. Alimenti altamente lavorati o alimenti confezionati in alcune materie plastiche possono contenere alti livelli di BPA.  
Una ricerca  precedente del team di Exeter ha rilevato che è in grado di causare cambiamenti nell'espressione dei geni sensibili agli estrogeni e nella regolazione degli ormoni.
Il professor Harries, associato di genetica molecolare presso l'Università di Exeter, ha aggiunto: "Il BPA è una sostanza pervasiva che interferisce con il sistema endocrino ampiamente presente nella nostra catena alimentare e nel nostro ambiente. Molte persone sono esposte al BPA quotidianamente. I nostri studenti hanno scoperto che attualmente, date le attuali leggi sull'etichettatura, è difficile evitare l'esposizione alterando la nostra dieta. In un mondo ideale, avremmo una scelta su ciò che mettiamo nel nostro corpo. Poiché è difficile identificare quali alimenti e confezioni contengono BPA, non è possibile effettuare tale scelta. "Questo studio dimostra che è possibile coinvolgere gli studenti delle scuole nella ricerca vera e propria, volevamo dare agli studenti un'esperienza autentica di come sia davvero il lavoro di un ricercatore".

La ricerca, uno studio effettuato per valutare l'effetto di un intervento dietetico 'nel mondo reale' sui livelli di BPA urinario negli adolescenti, è il più grande studio di intervento auto-somministrato sull'esposizione al BPA in individui non imparentati. Si ritiene che gli adolescenti siano una fascia di popolazione con i più alti livelli di esposizione.

Il BPA viene espulso relativamente rapidamente, con una breve emivita di circa 6 ore, ma il BPA misurabile è stato rilevato nell'86% degli studenti partecipanti, con un livello medio di 1,9 ng/ml. 
Il risultato è simile ai livelli di esposizione della popolazione in altri paesi in tutto il mondo e riflette l'esposizione al BPA nell'ambiente.
Lo studio ha concluso:
"In questo studio di intervento auto-somministrato non abbiamo trovato prove che fosse possibile moderare l'esposizione al BPA con la dieta in un contesto reale. I nostri partecipanti allo studio hanno indicato che sarebbe improbabile sostenere una dieta a lungo termine che ne limiti l'esposizione, a causa della difficoltà nell'individuare alimenti privi di BPA. "

Utilizzare igienizzanti per le mani aumenta l'assorbimento transdermico del BPA, che ha luogo ad esempio toccando gli scontrini fatti su carta termica.

La detossificazione epatica del BPA è dipendente dai retinoidi (vitamina A attivata), quindi alte dosi di carotenoidi o della forma già attivata (tuorlo d'uovo, fegato ecc) aiutano il fegato a smaltirlo.

Aggiornamento 17/3/2018

La plastica in microparticelle si trova probabilmente in ogni bottiglia di acqua.


Aggiornamento 19/3/2018

Nuovo regolamento UE sul BPA, che darà un giro di vite da settembre al suo contenuto negli imballaggi.



Aggiornamento 19/4/2018

BPA e ftalati, contaminanti spesso presenti nel cibo confezionato, si associano a riduzione della massa muscolare


Aggiornamento 11/5/2018

I molluschi a guscio sembrano essere la principale fonte di microplastiche nell'alimentazione



Aggiornamento 17/5/2018

L'esposizione fetale al BPA ha effetti negativi sulla funzionalità cardiaca nel modello animale

domenica 18 febbraio 2018

Cibo industriale e incidenza di tumore


Riporto stralci di uno studio pubblicato in questi giorni sul rapporto tra cibo altamente raffinato (quello che chiamiamo industriale o junk food) e tumori e segnalato dal medico americano Jared Seigler.

"Secondo l'AICR seguire  una dieta equilibrata e diversificata (insieme alla prevenzione dell'uso del tabacco e alla riduzione dell'apporto di alcol) dovrebbe essere considerato uno dei più importanti obiettivi tra i fattori di rischio modificabili nella prevenzione primaria del cancro.
Gli alimenti industriali (ultra-elaborati) sono stati ripetutamente messi in relazione con aumento del rischio di diverse malattie, tra cui i tumori. Perché capita questo?
In primo luogo, gli alimenti ultra-elaborati hanno spesso un contenuto più elevato di grassi totali, grassi saturi e zuccheri e sale aggiunti, oltre a una minore densità di fibre e vitamine.
Oltre alla composizione nutrizionale, i contaminanti che si formano durante i trattamenti, alcuni dei quali hanno proprietà cancerogene (come acrilammide, ammine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici), sono presenti nei prodotti alimentari trattati termicamente, anche grazie alla reazione di Maillard.

In secondo luogo, la confezione degli alimenti ultra-elaborati può contenere alcuni materiali a contatto con l'alimento per i quali sono state postulate proprietà cancerogene o di interferenza endocrina, come il bisfenolo A. Infine, gli alimenti ultra-elaborati contengono additivi alimentari autorizzati ma controversi, come nitrito di sodio (carne lavorata) o biossido di titanio (TiO2, pigmento per alimenti bianchi), per cui è stata suggerita la cancerogenicità in modelli animali o cellulari.

Questo studio è il primo a valutare il cibo industriale e il suo legame con l'incidenza di tumore.


Alcuni studi hanno precedentemente suggerito che gli alimenti ultra-elaborati contribuiscono ad aumentare il rischio di disturbi cardiometabolici - come l'obesità, l'ipertensione, e la dislipidemia - ma nessun precedente studio epidemiologico prospettico ha valutato l'associazione tra  alimenti industriali e il rischio di cancro.

In questa ampia coorte prospettica, un aumento del 10% nella proporzione di alimenti ultra-trasformati nella dieta è stato associato a aumenti significativi del 12% nel rischio
globale di cancro e dell'11% nel rischio di cancro al seno.


Questi risultati dovrebbero essere confermati da altri studi osservazionali su scala più larga, basati sulla popolazione, in diverse popolazioni e impostazioni. 
Sono inoltre necessari ulteriori studi per comprendere meglio l'effetto relativo della composizione nutrizionale, degli additivi alimentari, dei materiali di contatto e dei contaminanti in questa relazione. Il rapido aumento del consumo di alimenti ultra-elaborati può causare un numero crescente di tumori e altre malattie non trasmissibili. 
Pertanto, le azioni politiche che mirano alla riformulazione dei prodotti, alla tassazione e alle restrizioni di commercializzazione sui prodotti ultra-elaborati e alla promozione di alimenti freschi o minimamente trasformati possono contribuire alla prevenzione primaria del cancro. Diversi paesi hanno già introdotto questo aspetto nelle loro raccomandazioni nutrizionali ufficiali in nome del principio di precauzione"

Aggiornamento 11/4/2018

La candidosi orale va molto d'accordo con l'alcol per favorire i tumori del cavo orale


Aggiornamento 30/4/2018


Le cellule metastatiche hanno un metabolismo modificato che permette loro di crescere col fruttosio. Ecco perché un'alimentazione che limita i prodotti industriali, spesso ricchi di questo elemento, è da preferire in persone colpite da tumore

Aggiornamento 11/5/2018

Ad esclusione del latte, i latticini sono associati ad una riduzione del rischio di tumore al seno in una metanalisi

mercoledì 31 gennaio 2018

L'infiammazione, causa di tanti problemi



Un tempo gli individui appartenenti alla specie umana si potevano ritenere fortunati a mangiare una volta al giorno.
Oggi fortunatamente quei tempi sono passati, ma che succede in seguito all'ingestione di un pasto?
L'evidenza sperimentale dimostra che dopo che mangiamo aumentano trigliceridi, insulina, glicemia, e alcuni marker di infiammazione, chiamati citochine (messaggeri locali che influenzano le risposte cellulari).
Nel lungo periodo queste sostanze sono associate  a pericolo cardiovascolare.
Il fenomeno è chiamato infiammazione post-prandiale, ed è fortemente influenzato da ciò che mangiamo.



https://www.slideshare.net/csbrprasad/inflammation-5



Sappiamo bene infatti che non tutte le calorie sono uguali

Vi sono crescenti prove dell'importanza dello stato postprandiale nel causare malattie infiammatorie, e l'alimentazione è la principale fonte di infiammazione e stress ossidativo, o almeno quella che li stimola più spesso (dato che mangiamo più volte tutti i giorni), determinando una cascata di eventi molecolari (attivazione di vie metaboliche) che influenza gli equilibri ormonali e così le funzioni tra cui riproduzione, distribuzione del grasso, resistenza insulinica (diabete) ecc.

Che succede se mangio un pasto ricco di fibra e micronutrienti oppure un pasto con le stesse calorie ma con scarsa densità di nutrienti, il tipico pasto con alimenti raffinati delle "western diet"? Mentre il primo aumenta la capacità antiossidante, il secondo alza clamorosamente gli indici di infiammazione e di stress ossidativo dopo il pasto.
Stress ossidativo e infiammazione vanno sempre di pari passo. 



https://www.researchgate.net/figure/259880292_Oxidative-stress-and-antioxidants-imbalance-in-inflammation-In-inflammation-the-balance



Questo potrebbe non importare in persone relativamente sane (su cui è stato compiuto il test) se succede saltuariamente, ma è molto dannoso in persone con qualsivoglia malattia caratterizzata da  infiammazione cronica (autoimmune, diabete, aterosclerosi ecc).

Lo stato infiammatorio ripetuto ogni volta che mangiamo contribuisce alla malattia aterosclerotica, ossia quella progressiva deposizione di materiale che determina la formazione della placca che andrà a ostruire le nostre arterie fino all'ischemia (infarto o ictus) e alle altre malattie infiammatorie.
Questa situazione è esacerbata nei diabetici, nei quali il picco glicemico è fortemente legato allo stress ossidativo.

Contrariamente a quanto si crede i grassi non sono necessariamente i colpevoli, secondo una revisione dei trial, ma il loro effetto infiammatorio può dipendere dal microbiota che abbiamo.
Di chi è la colpa allora?

In generale degli alimenti privati dei loro antiossidanti potremmo dire.

Frutta e verdura, ricchi in polifenoli che agiscono in sinergia, conferiscono protezione da questi problemi. Lo stesso accade con i cereali integrali, anche se la questione è più complessa.
Questo non accade generalmente con gli integratori, proprio perché non si riesce a raggiungere quella perfezione di mix garantito dalla natura su cui la nostra specie si è evoluta.
Anche i polifenoli della frutta sono in grado di attenuare questa risposta infiammatoria, smentendo così la diceria secondo cui la frutta non si possa mangiare a fine pasto.
Quindi come spesso vediamo, sempre meglio utilizzare prodotti non processati dall'uomo, che, per migliorare conservabilità e talvolta il gusto, tende sempre a impoverire di nutrienti i cibi coi trattamenti industriali,  riempirli di grassi e zuccheri che altro non fanno se non stimolare il palato e ridurre la sazietà, rendendoci schiavi di tali alimenti e rendendoli attivatori dell'infiammazione.
Se così non fosse non avrebbe senso utilizzare l'olio extravergine d'oliva, ma si potrebbe usare l'olio lampante (il derivato delle olive di scarto, ad alto grado di acidità): infatti il profilo di acidi grassi è molto simile, ma la ricchezza in polifenoli dell'olio EVO fa sì che non ci sia risposta infiammatoria
E anche il miele, che è un prodotto naturale, non crea infiammazione come invece fa lo zucchero.

Questi aspetti si manifestano anche negli studi di popolazione, dove ad esempio il consumo di succhi di frutta non zuccherati non si associa ad aumentato rischio di diabete.


Il digiuno intermittente, seguiti da un nutrizionista esperto e non fatto da soli, potrebbe essere un ottimo modo per ridurre lo stato infiammatorio, a ulteriore conferma che la costante disponibilità di cibo aumenta lo stress ossidativo e l'infiammazione, e in questo modo riduce i rischi delle malattie del progresso (tumori diabete ecc).
Il digiuno intermittente promuove anche la polarizzazione dei macrofagi in M2 (cellule immunitarie antinfiammatorie). Ulteriore prova della stretta connessione tra immunità e metabolismo.

Uno stato infiammatorio cronico fa sì che l'energia non venga destinata ai muscoli ma al sistema immunitario, alterando le funzionalità corporee e la spesa energetica, stimolando l'invecchiamento e il rischio di malattie croniche.

L'immunometabolismo, il crocevia tra infiammazione sistemica e conseguenze metaboliche (alterazione delle funzioni organiche, a partire dall'iperglicemia) è un nuovo topic di studio che ci aiuta a chiarire perché si altera la spesa energetica quando vi è uno stato infiammatorio.


Anche il sale può contribuire allo stress ossidativo, che a sua volta stimola una via infiammatoria (NLRP3) responsabile di insulino-resistenza. L'effetto si ripercuote anche sul rene, aumentando la ritenzione di liquidi. Il potassio ha un effetto contrario.

Le diete più sane al mondo (mediterranea, Okinawa, DASH, ecc) hanno tutte in comune un alta densità di nutrienti e antiossidanti in rapporto alle calorie introdotte.

L'infiammazione da cibo si può associare anche con l'anemia e con aumento del rischio di tumore del colon retto.

Aggiornamento 1/2/2018

La dieta MIND, un ibrido tra DASH e mediterranea, riduce il declino cognitivo di chi abbia avuto un ictus. È caratterizzata da un alto introito di folati, antiossidanti e polifenoli da frutta e verdura, quantità moderate di pesce e scarso apporto di grassi saturi e trans.


Aggiornamento 5/2/2018

Ci sono ancora molti dubbi, ma emergono alcuni fattori ambientali responsabili della sclerosi multipla.
Lo stress ossidativo (che genera infiammazione), il fumo, la vitamina D bassa, alcune infezioni (come quella da EBV, mononucleosi), la disbiosi intestinale (microbiota alterato), l'esposizione al BPA.

Tutti questi fattori si possono incrociare con la predisposizione genetica

Aggiornamento 7/2/2018


Quando assumiamo fruttosio dalla frutta, la sua quantità difficilmente supera le capacità di metabolizzazione dell'intestino, anche grazie alla fibra che rallenta la digestione, e quindi viene trasformato in acidi grassi a catena corta benefici.
Quando invece lo assumiamo dagli alimenti zuccherati, soprattutto a stomaco vuoto, la "clearance" intestinale viene superata, e il fruttosio viene metabolizzato dai batteri intestinali o arriva al fegato intatto, dove si trasforma in metaboliti tossici (acido urico) o fa da attivatore per la sintesi dei grassi e di nuovo glucosio.

Una review sulle proprietà di flavonoidi e latticini (importanti costituenti della dieta DASH) da parte di Dariush Mozaffarian, noto epidemiologo. I flavonoidi sono i componenti polifenolici tipici di molti vegetali come il tè verde, il cacao, i frutti di bosco ecc. Agiscono riducendo l'infiammazione, influenzando la composizione del microbiota e l'espressione genica.

I latticini hanno proprietà migliori quando sono fermentati (yogurt e formaggi), perché forniscono probiotici e vitamina k che sono legati a salute migliore, e la loro qualità dipende anche dall'alimentazione dell'animale.


Aggiornamento 10/2/2018

Una review sulle proprietà dei semi di lino
"La fibra e la gomma di lino possono produrre un'attività anti-aterogena riducendo l'apporto calorico. Un lignano (SDG) ripristina la funzione vascolare aumentando la neovascolarizzazione e quindi migliora la funzione cardiaca; esso ha anche una potente attività antiossidante.

L'acido linolenico ( ALA) e l'olio di lino hanno mostrato attività antiipertensiva alterando le concentrazioni di ossilipina pro-infiammatoria, ha attività antiaterogena tramite la produzione di citochine infiammatorie, azione antipiastrinica attraverso l'inibizione della prostaciclina, effetti anti-aritmici (diminuendo la fibrillazione ventricolare e migliorando la sopravvivenza delle cellule cardiache mediante la sovraregolazione delle proteine anti-apoptotiche). L'ALA potrebbe essere il composto bioattivo più vantaggioso del seme di lino per i suoi effetti cardiovascolari. Sono necessari ulteriori studi preclinici e più ampi studi clinici di durata maggiore per identificare un elenco completo dei composti bioattivi dei semi di lino".

Aggiornamento 13/2/2018

Ѐ stato costruito un indice empirico di infiammazione legata al cibo: i cibi più infiammatori appaiono essere le carni rosse, specie se lavorate. Anche le bibite gassate, i pomodori e i cereali raffinati appartengono a questa categoria.
Invece verdure a foglia, caffè, vino birra e, sorprendentemente, la pizza appaiono antinfiammatori.

Aggiornamento 21/2/2018

L'HIIT fatto prima di mangiare cibo spazzatura riduce, senza eliminare totalmente, la disfunzione endoteliale postprandiale indotta da quel tipo di alimentazione.

L'infiammazione cronica, quando non si risolve, è associata allo stress e ad aumentato rischio di malattie infettive, cardiovascolari, neurodegenerative, depressione, tumori e autoimmunità.

L'indice e il carico glicemico sono spesso correlabili con lo stress ossidativo, soprattutto a causa del rapporto inverso tra i cibi con alti IG e CG e la ricchezza di nutrienti.

Aggiornamento 22/2/2018

Si è scoperto almeno uno dei meccanismi che lega lo zucchero e in particolare il fruttosio con la deposizione di grasso viscerale (omento). Il fruttosio crea uno stato infiammatorio cellulare nell'adipocita che genera cortisolo, l'ormone dello stress, che aumenta il grasso intraaddominale, notoriamente legato al rischio di malattia. Il fruttosio da frutta non ha questa caratteristica. Possiamo anche ipotizzare che le persone stressate bramino lo zucchero per avere livelli di cortisolo più alti e rispondere così agli stress
Inoltre è un altro meccanismo per cui il grasso genera grasso: infatti più sono gli adipociti, più questo meccanismo è stimolato.




Aggiornamento 12/3/2018

Il magnesio è spesso carente nelle persone, a causa di un'alimentazione troppo raffinata e scarso consumo di verdure. Il suo effetto antinfiammatorio è indispensabile nelle malattie caratterizzate da infiammazione e stress ossidativo come ipertensione, diabete, sindrome premestruale, malattie autoimmuni

Aggiornamento 30/3/2018

Un pasto ipercalorico lipidico, come per esempio un milkshake fatto da gelato, latte intero e panna, attiva un rimodellamento dei globuli rossi che li predispone per favorire le malattie cardiache. In particolare cambia l'espressione dell'enzima mieloperossidasi, notoriamente legato alla riduzione di elasticità delle arterie e aumento dello stress ossidativo (che altera la funzione dei globuli rossi grazie alla generazione di ROS). Avviene anche l'attivazione delle vie infiammatorie nei globuli bianchi, che favorisce l'aterosclerosi. La risposta immunitaria è simile a quella di un'infezione (VES alta). Questo non succede con un pasto con simile quantità di calorie ma fatto solo da cereali (senza grassi). L'esperimento è stato fatto su maschi sani e attivi. Gli scienziati concludono che "questi risultati danno nuove informazioni sui meccanismi in base ai quali il consumo di pasti arricchiti in grassi può promuovere la destabilizzazione delle placche vulnerabili che portano a un infarto miocardico acuto".



L'insulinoresistenza causa infiammazione nel tessuto adiposo viscerale, e quindi non è solo il tessuto adiposo a causare insulinoresistenza, con un effetto reciproco che ricorda un cane che si morde la coda.

Aggiornamento 3/4/2018

La restrizione calorica aumenta la longevità, tra le altre cose, riducendo lo stress ossidativo. Un alto metabolismo basale sembra aumentare lo stress ossidativo e così ridurre l'aspettativa di vita.


Il danno ossidativo dovuto a mitocondri invecchiati è tipico delle persone con scarsa muscolatura (gli anziani stessi), ed è forse dovuto ad una riduzione della sensibilità all'ADP, una molecola che attiva vie metaboliche che si forma dopo gli sforzi.


https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S221112471830264X


Aggiornamento 23/4/2018
Complicate relazioni tra sistema immunitario, adipociti e alimentazione: sono stati individuati 3 tipi di risposta infiammatoria.
Un insulto patogeno (così come un alimento) può alterare l'equilibrio delle citochine, modificando il set point infiammatorio in un determinato tessuto e così influenzare la funzione del tessuto.
"La speranza è capire le vie del sistema immunitario per progettare approcci migliori e olistici, come gli interventi dietetici o microbici, per trattare disordini complessi e multiorgano".



Aggiornamento 24/4/2018

I radicali liberi non sono sempre dannosi e gli antiossidanti non sono sempre utili. Negli sportivi ad esempio i radicali liberi (come i ROS) sono necessari come segnale per favorire l'aumento di massa muscolare. I ROS rilasciati dai mitocondri possono essere importanti per riparare le membrane muscolari. "Sebbene gli antiossidanti siano una parte essenziale di qualsiasi dieta sana, stanno aumentando le prove sul fatto che i supplementi di antiossidanti dovrebbero essere evitati nelle ore vicine all'allenamento. Potrebbe anche essere saggio evitare quotidianamente gli integratori di antiossidanti ad altissima dose se si punta alla massima crescita muscolare".


Aggiornamento 26/4/2018


La somministrazione di bicarbonato di sodio ha un effetto antinfiammatorio, agendo tramite la milza e la produzione di globuli bianchi, e potrebbe essere un modo semplice ed economico per migliorare molte malattie infiammatorie, comprese quelle autoimmuni. In particolare i macrofagi da M1 (infiammatori) diventano M2 (antinfiammatori).


Aggiornamento 29/4/2018

In 2 piccoli studi pilota (solo 4 persone sane) il cioccolato amaro al 70% ha ridotto i marker di stress e infiammazione e migliorato l'umore, la memoria e la capacità cognitiva.


Aggiornamento 2/5/2018

La dieta infiammatoria in gravidanza aumenta il rischio di neonato con eccesso di adiposità
È sempre più evidente che le malattie metaboliche inizino prima di nascere e che senza un miglioramento della qualità della dieta siano destinate ad aumentare



Aggiornamento 15/5/2018

L'acido urico è un antiossidante, quindi i suoi livelli troppo bassi sono dannosi così come quelli alti, che si legano ad attivazione del sistema inflammasoma NLRP3.
Alti livelli intracellulari sono fonte di stress ossidativo e quindi attivazione della COX-2 (via infiammatoria)


Aggiornamento 16/5/2018

2 porzioni di yogurt sgrassato al giorno, mangiati prima dei pasti, riducono la risposta infiammatoria postprandiale e possoni essere d'aiuto in tutte le malattie infiammatorie croniche, perché riduce il passaggio di molecole nel sangue (permeabilità intestinale)

L'infiammazione costante porta all'aumento dei livelli di TNF-α, un mediatore dello stato flogistico. Questa molecola riduce l'assorbimento intestinale della vitamina C, esponendo a carenze tutti quelli con malattie infiammatorie croniche, intestinali o meno