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mercoledì 6 dicembre 2017

La scienza del glutine



Ritorniamo su un argomento, visto che è stato recentemente aggiornato.
Partì tutto da un titolo preoccupante uscito circa 2 anni fa: "Gli scienziati che avevano trovato le prove dell'esistenza della sensibilità al glutine hanno ora dimostrato che non esiste"

OMG, il glutine non è più responsabile di nulla, fa bene e tutti lo digeriscono, verrebbe da dire, e se stai male quando lo ingerisci sei un malato immaginario.
Sono in aumento le persone che non mangiano glutine e questo preoccupa non si sa chi, visto che non si conoscono malattie da carenza di glutine, e, se ben sostituito, se ne può fare a meno tranquillamente. Cosa che comunque è consigliabile solo in determinati casi.



http://www.mansharamani.com/articles/this-article-is-gluten-free/attachment/gluten-free/

Nello studio, attuato da questi scienziati, si conclude che nelle persone con sensibilità al glutine autodiagnosticata (cosa non secondaria), solo l'8% è realmente sensibile. In un altro molto simile la percentuale sale al 25% (uno su 4), mentre gli altri, che ritenevano di avere problemi con questa proteina, li hanno a causa dei FODMAP, zuccheri fermentabili che si ritrovano spesso nei cereali, come il grano, ma anche verdura e frutta, e quindi quando si assume grano non è facilmente comprensibile chi sia il responsabile dei gonfiori ecc. 
Ma notiamo bene  che nessuno ha detto che non esiste la sensibilità al glutine (come dice il titolo), ma semplicemente che sia sovraAUTOdiagnosticata.
Ossia che se io penso di avere una reazione avversa introducendo glutine, in realtà posso averla sia a causa del glutine sia perché nel prodotto contenente glutine ci sono altre sostanze che non digerisco bene  e tendono a fermentare dando gonfiori, fermentazione ecc.

In questi giorni lo studio è stato ripetuto e ha confermato l'importanza dei fruttani, zuccheri che tendono a fermentare e sono presenti nel grano, i prima citati FODMAP, nell'intestino irritabile. 
Farsi le diagnosi da sé non è mai una buona idea, lo sappiamo.

Tuttavia la sensibilità al glutine rimane un'entità reale e diagnosticabile già da qualche anno, e il titolo dell'articolo era completamente fuorviante.
Poi che a qualcuno dia gonfiore, ad altri emicrania, a molti nulla, questa è un'altra storia. Essenzialmente la nostra capacità di degradare il glutine è dovuta ai batteri (anche salivari), ed ecco perché avere quelli giusti nell'intestino fa la differenza tra salute e malattia. E questi problemi sono in aumento anche per la progressiva riduzione della varietà dei nostri batteri intestinali.

"Il termine intolleranza al glutine può riferirsi a tre tipi di disturbi umani: la malattia celiaca autoimmune (CD), l'allergia al grano (dipendente dalle Ig-E) e la sensibilità al glutine non celiaca (NCGS). Il glutine è una miscela di proteine ​​(prolamine) presente principalmente nel grano, ma anche nell'orzo, nella segale e nell'avena (cosa controversa). Il glutine può essere suddiviso in tre gruppi principali: proteine ricche di prolina, povere di prolina e ad alto peso molecolare. 
Le prolamine presenti nei diversi gruppi (di cereali, NdT) possiedono strutture e proprietà simili. Tutte queste proteine sono evolutivamente connesse e condividono la stessa origine ancestrale. 
Le proteine ​​del glutine sono altamente resistenti all'idrolisi mediata dalle proteasi del tratto gastrointestinale umano. Il risultato è l'emergere di peptidi patogeni, che causano CD e allergie nelle persone geneticamente predisposte. 
Esiste una gerarchia di tossicità dei peptidi, che vengono riconosciute da parte delle cellule T"


Quali sono i fattori che slatentizzano la celiachia nelle persone predisposte geneticamente? "Disbiosi intestinale, infezioni intestinali, e, contrariamente a quanto dicono alcuni, anche alte dosi di glutine sono probabilmente fondamentali". 
Questo dice Alessio Fasano, cervello italiano ovviamente fuggito in USA e uno dei massimi esperti mondiali di celiachia. Aggiungerei anche la qualità del glutine (quello dei grani moderni può essere più infiammatorio) e la sua lievitazione.

Su glutine e digestione invece: "Non ci sono attualmente prove scientifiche che suggeriscano che una dieta senza glutine sia parte di uno stile di vita più sano o può essere utile per il trattamento di sovrappeso o obesità.
La digeribilità incompleta del glutine può spiegare perché alcune persone riportano un miglioramento non specifico nel benessere dopo aver iniziato la dieta senza glutine. Inoltre, i cereali contenenti glutine, in particolare il grano, sono anche fonte di FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi,  monosaccaridi e polioli fermentabili), un gruppo di carboidrati  e polioli a catena corta altamente fermentabile.
La riduzione dei FODMAP associata alla dieta senza glutine spiega, almeno in parte, perché in alcuni pazienti affetti da irritabilità intestinale i sintomi  possono ridursi dopo aver iniziato una dieta senza glutine".

In aggiunta, il glutine è uno dei maggiori responsabili della permeabilità intestinale, stimolando il rilascio di zonulina, e tale condizione è spesso presente nelle malattie autoimmuni, diabete, obesità ecc (questo non significa che sia l'unica causa). 

"I fattori che influenzano la funzione di barriera intestinale includono batteri patogeni quali E. coli enteropatogeni, dieta ad alto contenuto di grassi, lipopolisaccaridi (LPS), farmaci come quelli antiinfiammatori non steroidei (FANS) e inibitori di pompa protonica (antiacidi, PPIs) ma anche vari allergeni alimentari e la gliadina del glutine".


Recentemente è stata individuata una risposta immunitaria sistemica (generalizzata a tutto il corpo) in seguito all'introduzione del glutine nelle persone sensibili.

Secondo un altro studio, la gluten sensitivity potrebbe essere correlata anche ad alterazione del microbiota (pochi bifidi e altri batteri produttori di butirrato) e all'inibitore dell'alfa-amilasi tripsina (AAT), un antinutriente presente nel grano, e non solo al glutine in sé.

Non solo il glutine infatti può creare problemi, tra le proteine del grano. Anche AAT può scatenare reazioni di tipo immunitario, in particolare attivando le cellule mieloidi. Queste proteine sono resistenti al calore e alla digestione, quindi con la cottura rimangono intatte, e i nostri enzimi digestivi non riescono a scomporle.

Nell'intestino irritabile togliere il glutine può aiutare, in particolare in alcuni sottogruppi di pazienti con questa patologia




Glutine e psicosi


Spesso questa proteina viene associata a problemi mentali. Cosa dice la scienza in merito?

Le gluteomorfine, prodotte dalla digestione del glutine e con forma simile agli oppioidi endogeni, riescono a entrare nel circolo sanguigno, e questa è una delle probabili cause del fatto che molti, in particolare anziani, traggono sempre tranquillità e consolazione a mangiare pasta, pane, biscotti ecc
A tal proposito segnalo l'ottimo articolo di una collega sull'effetto potenzialmente negativo di gluteo e caseomorfine, dalle malattie autoimmuni alle intolleranze alimentari.

In generale ci informa una revisione degli studi sull'argomento:
"Il ruolo presunto del glutine nella fisiopatologia delle gravi malattie mentali rimane incerto e si dubita sul possibile beneficio delle diete prive di glutine per le persone affette da psicosi e disturbi dell'umore.

Sebbene le attuali evidenze disponibili suggeriscano che le persone con malattia celiaca o allergia al glutine potrebbero avere un rischio leggermente più elevato di schizofrenia e disturbi dell'umore rispetto alla popolazione generale, la revisione della letteratura rivela significative inesattezze nei dati. Non ci sono prove sufficienti per raccomandare diete prive di glutine per le popolazioni con psicosi e disturbi dell'umore".

Anche se alcune ricerche evidenziano le differenze tra i sani e i malati nella risposta al glutine, e i casi riportati di persone che migliorano la loro psicosi evitando il glutine ci sono, non possiamo in pratica dire (come spesso accade) che bisogna toglierlo a tutti, ma che alcuni potrebbero avere benefici. 
Lo stesso accade ad esempio anche nell'autismo.
Qualche ricercatore suggerisce la ricerca degli anticorpi Ig-G per la gliadina

Scrive Andrea Luchi in proposito:
"Ma il pane fa male? E gli psichiatri?
Qualcuno ricorderà Jeffrey Dahmer, il mostro di Milwaukee. 17 omicidi, atti di cannibalismo, necrofilia, squartamento, violenza sessuale.
Arrestato nel 91 mori ucciso nel 94 da un altro detenuto, di nome Scarver, schizofrenico, con un bilanciere da palestra. Scarver non frequentava Dahmer in carcere ma lo fece perché schifato dalle cose che Dahmer aveva compiuto. 
Di Scarver, che ora scrive poesie sul suo sito internet, nessuno psichiatra ha mai capito molto. E sono stati almeno una decina a visitarlo.

Lui invece ha capito molto bene il suo problema: "Dopo lunghe ricerche", confessa, " ho capito qual è il mio problema: quando mangio pane o zuccheri raffinati ho le crisi psicotiche. Queste cose sono i principali colpevoli del mio stato."

Sicuramente non possiamo dire che tutti quelli che mangiano pane diventano killer, né che tutti i killer lo siano perché mangiano pane, ma è un interessante episodio su come ambiente e predisposizione genetica possano interagire e dare risultati sorprendenti.


Conclusioni

Secondo un nuovo studio, tra l'altro osservazionale (quindi che non può dimostrare granché), togliere il glutine può ridurre la qualità della dieta (ridotto apporto di micronutrienti e fibre) e aumentare il rischio di diabete.
Questo può succedere solo se si usano sostituti di scarsa qualità, ma in determinati casi la dieta gluten-free (o a ridotto contenuto di glutine) può essere una buona scelta anche se non si è celiaci.

Se proprio volete mangiare senza glutine, o ridurlo, non scegliete prodotti industriali: fanno salire la glicemia più velocemente della pasta tradizionale.
La pasta ha in genere un impatto glicemico e quindi metabolico (che conta, contrariamente a quanto vi dicono alcuni dilettanti della nutrizione) inferiore a quello di pane e patate, ma questo rimane sempre soggettivo. 
Utilizzate quindi cibi naturalmente privi di glutine, come i topinambur, le patate dolci e il riso integrale. 


sabato 11 novembre 2017

Un minerale dimenticato: il boro



Il boro è minerale-traccia, ossia un micronutriente il cui fabbisogno è molto basso (e non stabilito da linee guida ufficiali), ma comunque necessario per il buon funzionamento dell'organismo.

Nei paesi anglosassoni giocano sull'assonanza boron-boring (boro-noioso) ma questo minerale è tutt'altro che noioso e inutile.

https://www.memecenter.com/fun/346163/boron


Le migliori fonti di questo minerale appaiono essere i vegetali, in particolare legumi, frutta essiccata (prugne, albicocche) e oleosa (avocado e mandorle soprattutto), alcuni frutti come uva, frutti di bosco e pesche.

Svolge molti ruoli diversi e importanti nel metabolismo che lo rendono necessario per la salute vegetale, animale e umana e come suggerisce la ricerca recente, forse per l'evoluzione della vita sulla Terra.

Il boro:
  1. è essenziale per la crescita e il mantenimento della salute ossea
  2.  migliora notevolmente la guarigione delle ferite 
  3. influenza vantaggiosamente l'uso del corpo di estrogeni, testosterone e vitamina D
  4. aumenta l'assorbimento di magnesio, minerale importantissimo per il funzionamento di molti enzimi
  5. riduce i livelli dei marcatori infiammatori, come la proteina C-reattiva (CRP o PCR) e il TNF-α
  6. aumenta i livelli di enzimi antiossidanti, quali superossido dismutasi (SOD), catalasi e glutatione perossidasi
  7. protegge contro lo stress ossidativo indotto da pesticidi e la tossicità da metalli pesanti
  8. migliora l'attività elettrica del cervello, le prestazioni cognitive e la memoria a breve termine negli anziani
  9. influenza la formazione e l'attività di biomolecole chiave, come S-adenosil metionina (SAM-e) e nicotinamide adenina dinucleotide (NAD+)
  10. ha dimostrato effetti preventivi e terapeutici in un certo numero di tumori, quali i tumori della prostata, della cervice e del polmone e del linfoma multiplo e non-Hodgkin
  11. può contribuire a ridurre gli effetti negativi degli agenti chemioterapici tradizionali. 
In nessuno dei numerosi studi condotti finora, tuttavia, gli effetti benefici del boro sono apparsi a livelli inferiori ai 3 mg al giorno. Questa quantità è raggiungibile con una dieta ricca di vegetali e in particolare quelli citati prima.

L'assenza di studi che dimostrano danni in combinazione con il numero sostanziale di articoli che dimostrano benefici suggeriscono di considerare l'integrazione di boro di 3 mg al giorno per chiunque abbia una dieta priva di frutta e verdura o che sia a rischio o abbia osteopenia, osteoporosi o osteoartrite o tumore del seno, della prostata o del polmone.

Altre info importanti: il boro migliora l'utilizzo della vitamina D soprattutto in chi non risponde alla  integrazione di questa importantissima vitamina e dimezza la perdita di calcio urinario, salvaguardando le ossa. 


Il boro agisce influenzando l'espressione genica: a livello dell'adipogenesi, il processo biologico di aumento del numero di cellule grasse che caratterizza l'aumento di peso, blocca molte proteine fondamentali e il suo uso è promettente nella prevenzione e nel trattamento dell'obesità.

Grazie ai suoi effetti antinfiammatori, può ridurre i dolori durante il ciclo mestruale (dismenorrea).

Aggiornamento 13/12/2017


Quali alimenti aumentano il testosterone e la libido? Le crucifere (o brassicacee, bilanciano gli estrogeni che riducono l'azione del testosterone), le uova, l'aglio (abbassa il cortisolo), l'uva (il resveratrolo aumenta la motilità spermatica), il miele (non filtrato è una fonte di boro), ostriche e frutti di mare (fonti di zinco), melagrane (migliorano la circolazione grazie agli antiossidanti).


martedì 24 ottobre 2017

Perdere peso: 11 consigli utili


Oltre che mangiare e muoversi meglio (e non mangiare meno e muoversi di più, approccio fallimentare), 11 consigli che ci aiutano a dimagrire senza particolari sforzi, forniti gentilmente da Authoritynutrition.com


  1. Masticare lentamente ogni boccone
  2. Utilizzare piatti piccoli per le porzioni di cibi non salutari (dolci, fritti ecc)
  3. Assumere abbastanza proteine (il macronutriente più saziante)
  4. Conservare i cibi industriali fuori dalla portata (vederli ci stimola la voglia)
  5. Assumere sempre cibi ricchi in fibra ad ogni pasto, in modo da nutrire i nostri microbi amici
  6. Bere acqua regolarmente (stimola il metabolismo e la sazietà)
  7. Evitare porzioni grandi soprattutto fuori casa (il sapore dopo pochi bocconi non viene neanche più percepito)
  8. Evitare di mangiare con distrazioni (giornali, telefoni, TV ecc)
  9. Dormire bene e ridurre lo stress (aumentano la fame e riducono il metabolismo)
  10. Eliminare le bevande gassate (lo zucchero è probabilmente il peggior ingrediente che oggi assumiamo)
  11. Usare piatti rossi per i cibi non salutari: sembra che tale colore sia associato al segnale di "stop", anche per il cibo   

https://www.popsugar.com/fitness/Funny-Quotes-About-Food-Weight-Loss-39887084

Sono 11 piccoli cambiamenti che possono fare la differenza nella nostra salute senza particolari sforzi e con poco impegno

Update 30/11/2016

L'AHA (cardiologi americani) emette un comunicato ufficiale in cui collegano mangiare velocemente con aumento di peso, diabete, malattie cardiovascolari ecc


"Mangiare più lentamente può essere un cambiamento cruciale dello stile di vita per aiutare a prevenire la sindrome metabolica ", ha detto Takayuki Yamaji, autore dello studio e cardiologo presso l'Università di Hiroshima in Giappone." Quando le persone mangiano velocemente tendono a non sentirsi piene e hanno maggiori probabilità di mangiare troppo. Mangiare velocemente causa una maggiore fluttuazione del glucosio, che può portare alla resistenza all'insulina" (causa di aumento di peso, NdT)

giovedì 12 ottobre 2017

Piccoli reflussi


Più del 65% dei bambini sotto l'anno soffre di reflusso gastroesofageo (GER).
Da alcuni anni si è ben pensato di somministrare antiacidi anche a loro, con conseguenze pessime: i sintomi non si riducono, né irritabilità  né pianto.
Se il farmaco è dato prima dei sei mesi, aumenta il rischio di fratture negli anni successivi.
Più l'uso è continuo, più aumentano i rischi, afferma ora uno studio.

https://it.pinterest.com/pin/254242341443593004/


I risultati sono "notizie negative", ha affermato Eric Hassall, gastroenterologo pediatrico e professore emerito all'Università della British Columbia  a Vancouver, che non era coinvolto nello studio.
"È un problema serio. Quando sei un medico e prescrivi un farmaco che innesca una risposta allergica, vedi immediatamente l'effetto negativo e puoi toglierlo al bambino o diminuire la dose. Ma quando l'effetto negativo si manifesta mesi o anni dopo, non si può necessariamente collegarlo con il farmaco ", ha detto.
Questi farmaci dovrebbero essere usati nei bambini solo in caso di gastrite erosiva (GERD), che colpisce solo il 5% dei bambini.
Craig Langman, direttore della Divisione di Nefrologia Pediatrica e Metabolismo Minerale presso l'Ospedale Pediatrico Lurie di Chicago, ha studiato la malattia ossea nei bambini per 3 decenni, afferma di attendere   a dare un giudizio sullo studio finché non verrà pubblicato l'articolo completo.
Tuttavia, ha detto che lo studio "conferma quello che ho pensato per molto tempo. Ero preoccupato che il modellamento dell'osso sarebbe stato colpito da questi farmaci e ritengo che sia il meccanismo che sta dietro a queste fratture precoci".

Mentre il processo esatto non è ben compreso, molti esperti ritengono che, inibendo la secrezione di acido gastrico nell'intestino, i PPI (esoprazolo, omeprazolo ecc, cosiddetti protettori gastrici ma meglio definiti magnaccia gastrici 😃) e altri riduttori di acido limitino l'assorbimento di calcio. Se il corpo non assorbe abbastanza calcio, esso compensa aumentando l'ormone paratiroideo, che provoca il riassorbimento osseo, ossia il rilascio di calcio dall'osso nel flusso sanguigno.
"Non ci vuole una laurea per capirlo", ha detto Langman, "Non c'è abbastanza calcio".


Se le scoperte dello studio cambieranno le abitudini di prescrizione resta incerto. Ma per il momento, i medici in dubbio possono fare riferimento alle linee guida di gestione dell'AAP 2013 che riguardano GER e GERD nei neonati, che sostengono cambiamenti nello stile di vita, come la posizione da tenere e l'adeguamento dell'alimentazione come "terapia di prima linea", rilevando che l'uso eccessivo di PPI nei neonati con riflusso è una questione di grande preoccupazione ".

Aggiornamento 20/10/2017

Ogni giorno arriva una cattiva notizia sugli antiacidi. Quella di oggi è che stimolano la crescita di un particolare batterio nell'intestino, e questo potrebbe essere legato alla steatosi epatica

Ottimo articolo su intestino permeabile e come curarlo: "I fattori che influenzano la funzione di barriera intestinale includono batteri patogeni quali E. coli enteropatogeni, dieta ad alto contenuto di grassi, lipopolisaccaridi (LPS), farmaci come farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e inibitori della pompa protonica (PPIs) come vari allergeni alimentari e gliadina del glutine".

domenica 8 ottobre 2017

Vitamine BBBuone o cattive?



Qualche settimana fa è uscito uno studio secondo cui, nei fumatori maschi, l'integrazione con vitamine B6 e B12 aumenta fino a 4 volte il rischio di tumore al polmone. Questo non succede nelle donne, nei maschi non fumatori e se le vitamine vengono da un multivitaminico (in cui sono probabilmente in quantità inferiori). Lo studio è osservazionale, quindi non può stabilire nesso di causa-effetto, ed esistono lavori che mostrano il contrario, tuttavia va tenuto in considerazione.
E, curiosamente, ricorda da vicino lo studio ATBC, sospeso perché caroteni e vitamina E aumentavano i tumori nei fumatori

https://it.pinterest.com/anubisbird/pick-up-lines/?lp=true


Possiamo trarre comunque interessanti conclusioni: la supplementazione non "sana" comportamenti nocivi come il fumo e serve per migliorare, non rimpiazzare, una dieta sana. E, come ha detto uno degli autori dello studio, Brasky, se volete prendere le vitamine, smettete di fumare.

In poche parole: mangiate bene e non fumate!

Aggiornamento 4/11/2017

Un'analisi del lavoro di Brasky e colleghi, ci chiarisce le possibili cause dei risultati: la mutazione MTHFR e il mancato riciclo degli antiossidanti nei fumatori

giovedì 5 ottobre 2017

Lattobacilli e dimagrimento



I probiotici stanno emergendo come potenziale mezzo per aiutare nel dimagrimento, e in particolare i lattobacilli.

Una revisione sistematica ha analizzato la letteratura disponibile in merito.

Nel totale sono stati trovati 1567 articoli, ma solo 14 sono stati inclusi in questa revisione sistematica.
Di questi 9 hanno mostrato diminuzione del peso corporeo e/o del grasso corporeo, 3 non hanno trovato effetto e 2 hanno mostrato aumento di peso. I risultati suggeriscono che gli effetti benefici sono dipendenti dal ceppo. 

https://www.shutterstock.com/image-vector/set-cute-funny-bacterias-germs-flat-479014792?src=kAKhy0GEUjsZLKpFwRvXlA-1-26

"I probiotici possono modulare il microbiota intestinale, promuovendo la riduzione del peso corporeo e della massa grassa. Possono contribuire al recupero delle giunzioni strette tra cellule epiteliali, riducendo così la permeabilità intestinale, impedendo la traslocazione dei batteri e diminuendo l'infiammazione derivata da lipopolisaccaridi (LPS, molecole infiammatorie della parete batterica, ndT).
La riduzione dell'infiammazione aumenta la sensibilità all'insulina nell'ipotalamo, aumentando la sazietà. Inoltre aumentano le concentrazioni di GLP-1 e PYY, unitamente a una migliore sensibilità all'insulina nell'ipotalamo, e portano ad una riduzione dell'assunzione di cibo a causa di una maggiore sazietà. L'assunzione ridotta di alimenti insieme ad una maggiore espressione di Fiaf promuove la riduzione del peso".

Un'altra metanalisi mostra che L. reuteri e L. plantarum sono efficaci nel ridurre il colesterolo.

L'assunzione di probiotici deve comunque sempre essere effettuata sotto controllo di personale adeguatamente preparato. E abbinata ad una adeguata assunzione di fibre prebiotiche. 😉

Aggiornamento 10/10/2017


I principali fattori che alterano il microbiota sono: antibiotici (usati in eccesso e male e senza uso dei probiotici), emulsionanti (cibo processato), dolcificanti artificiali, parto cesareo (il microbiota intestinale somiglia così a quello della pelle della mamma, che è ricco in staffilococchi e povero in lattobacilli), stress (riduce i batteri antinfiammatori e aumenta la permeabilità)


Scrive la dott.ssa Casu

La difficoltà a perdere peso dipende anche dall'equilibrio dei nostri batteri intestinali, che costituiscono un vero e proprio organo definito Microbiota
" I cambiamenti nella diversità e nella composizione microbica sono sempre più associati a diversi stati di malattia, tra cui l'obesità e disturbi comportamentali. Il microbiota è associato all'obesità e altera la riserva energetica dell'ospite, la resistenza all'insulina, l'infiammazione e la deposizione di grasso. Inoltre, il microbiota intestinale può regolare il metabolismo, l'adiposità, l'omoostasi e l'equilibrio energetico, nonché l'indicazione centrale dell'appetito e della ricompensa alimentare, che insieme hanno ruoli cruciali nell'obesità. Inoltre, alcuni ceppi di batteri e loro metaboliti potrebbero interessare direttamente il cervello tramite la stimolazione vagale o indirettamente tramite meccanismi immuno-neuroendocrini. Pertanto, il microbiota intestinale sta diventando un obiettivo per nuove terapie contro l'obesità. Ulteriori indagini sono necessarie per chiarire l'intricato rapporto tra gut-microbiota-host e il potenziale delle strategie mirate al gut-microbiota, come ad esempio gli interventi dietetici e il trapianto di fecali microbiotesi, come promettenti terapie metaboliche che aiutano i pazienti a mantenere un peso sano durante tutta la vita."
Lancet Gastroenterol Hepatol. 2017 Aug 24

Aggiornamento 17/10/2017

Il successo del trapianto di microbiota per l'obesità e il diabete dipende dal microbiota basale di chi lo riceve: se è troppo alterato non dà buoni risultato

Aggiornamento 19/11/2017

Le alterazioni del microbiota facilitano gli scompensi ormonali, in particolare le malattie legate agli estrogeni o altri ormoni steroidei (ovaio policistico, endometriosi, osteoporosi, obesità, tumori del seno, dell'utero e della prostata). Nei modelli animali i lattobacilli restaurano la normalità.

Aggiornamento 28/11/2017


Cosa succede se un topo giovane riceve i microbi intestinali di un topo anziano? Improvvisamente si ammala delle malattie tipiche del topo anziano, quelle legate all'infiammazione ("inflammaging"). Ecco perché è importante mantenere un microbiota giovane con fibra e alimenti fermentati



Aggiornamento 29/11/2017

Un buon articolo su probiotici e dimagrimento


venerdì 29 settembre 2017

Grassi con l'età: l'infiammazione conta



Ulteriori prove che l'infiammazione è correlata con l'aumento di peso da un articolo apparso su Nature. E anche sul fatto che gli anziani si vogliono sempre coperti 😃

"La lipolisi (fuoriuscita degli acidi grassi dalle cellule adipose, ndT) indotta dalle catecolamine (soprattutto noradrenalina), il primo passo nella generazione di substrati energetici per idrolisi dei trigliceridi, diminuisce con l'età.
Il difetto nella mobilitazione degli acidi grassi liberi negli anziani è accompagnato da una maggiore adiposità viscerale (concentrata nell'addome, ndT), minore capacità motoria, minore produzione di calore in risposta al freddo e riduzione della capacità di sopravvivenza alla fame. Anche se il segnale delle catecolamine negli adipociti è normale negli anziani, il meccanismo di compromissione della lipolisi rimaneva finora sconosciuto.
Il lavoro dimostra che i macrofagi (cellule immunitarie) del tessuto adiposo regolano la riduzione della noradrenalina che diminuisce la lipolisi negli anziani.
Le analisi sui topi hanno rivelato che l'invecchiamento "aggiorna" i geni dei macrofagi che controllano la degradazione delle catecolamine, attraverso una proteina che regola l'infiammazione, NLRP3".
Il cosiddetto inflammasoma (insieme dei processi metabolici che gestisce l'infiammazione) blocca quindi il dimagrimento, perché aumenta la produzione dell'enzima che degrada la noradrenalina (MAO). Con livelli più bassi di noradrenalina, il grasso tende nel tempo ad accumularsi piuttosto che essere ossidato nei tessuti.
Inibire questo enzima riporta i livelli di lipolisi alla normalità, al pari di quella dei topi giovani.

Concludono gli scienziati: "Il nostro studio rivela che agire sulla segnalazione neuro-immunometabolica tra il sistema nervoso simpatico (produttore delle catecolamine, ndT) e i macrofagi può offrire nuovi approcci per mitigare la compromissione metabolica indotta dall'infiammazione cronica e il declino funzionale".

Aggiornamento 30/9/2017

Nel modello animale bloccare l'FSH (ormone follicolo-stimolante) migliora la densità ossea e previene l'osteoporosi, e riduce il grasso viscerale



Aggiornamento 7/10/2017

Più sale l'infiammazione, più sale la resistenza insulinica, meno ci si libera del grasso sottocutaneo.


Aggiornamento 16/10/2017


La clorgilina, un antidepressivo che aumenta le catecolamine, riduce il grasso viscerale nei topi

Aggiornamento 21/10/2017

Una particolare cellula immunitaria sopprime la produzione di noradrenalina attraverso una proteina (Slc6a2) e riduce la lipolisi. Inibire questa proteina potrebbe facilitare il dimagrimento, e soprattutto il mantenimento del peso perso.

Aggiornamento 21/11/2017

Circa metà dei tumori negli under 65 sono dovuti all'eccesso di peso come concausa, secondo una stima americana. In particolare il grasso viscerale (omento) aumenta il rischio di 13 tipi di tumore

Aggiornamento 30/11/2017

Gli integratori consigliati in menopausa: spiccano vitamina K2, D, omega 3.