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giovedì 20 luglio 2017

La vitamina che ti fa stare OK(2)


La vitamina di cui pochi sanno (chiedete a qualsiasi "esperto") nonostante i suoi enormi benefici. Il menachinone (vitamina K2 per gli amici) ha straordinarie e ignorate proprietà, che illustriamo basandoci sull'articolo di selfhacked.com.
Questa vitamina  non è neanche citata nei Larn.





http://www.greenthickies.com/important-reasons-to-optimize-your-vitamin-k2/





La sua parente K1 (fillochinone) è facilmente rintracciabile nei vegetali a foglia, ed è particolarmente coinvolta nella coagulazione del sangue. Una piccola parte si trasforma in K2, ma il suo eccesso paradossalmente può favorire una coagulazione troppo accelerata e quindi la formazione di trombi.


La vitamina K2 agisce insieme alla D per fissare il calcio nelle ossa: senza la K2,  la vitamina D, che spesso è bassa e sempre più frequentemente si supplementa, è molto meno efficace. Anche i denti ne hanno beneficio.
Senza la K2, il calcio assorbito dall'intestino tende a fissarsi nelle arterie (calcificazione della placca) favorendo infarti e ictus, e probabilmente calcoli renali.
Potrebbe inoltre ridurre le vene varicose.

Livelli più alti di K2 sono associata con minore infiammazione, la base delle malattie moderne. Anche le malattie autoimmuni possono trarne beneficio. Abbassa inoltre l'insulino-resistenza, meccanismo sempre legato all'infiammazione.

La K2 migliora la funzionalità mitocondriale, quella che permette ai nostri organelli di trarre energia dal cibo.

Livelli più alti di K2 sono associati con minor rischio di alcuni tumori (leucemia, prostata) e di malattie neurodegenerative.



Come aumentare i livelli di K2

Le fonti alimentari di K2 nel cibo oggi sono molto poche.

Si tratta di una vitamina liposolubile, quindi dobbiamo andare a cercarla nei cibi grassi.

Le fonti principali sono carne e latticini da animali pascolanti (infatti solo con l'erba questi prodotti si arricchiscono della preziosa vitamina). In particolare i formaggi con i buchi tipo emmenthal e le frattaglie come il fegato.

Secondo qualcuno il paradosso francese (in Francia poche malattie cardiovascolari nonostante la forte introduzione di grassi saturi) è dovuto proprio alla vitamina K2 nei formaggi (altre ipotesi chiamano in causa i polifenoli del vino e il CLA sempre dei latticini).

Alcuni prodotti fermentati sono buone fonti, in particolare il natto (soia fermentata), grazie al lavoro dei batteri.

I nostri batteri intestinali (soprattutto i lattobacilli) riescono a produrla, ma solo se sono presenti le giuste specie: questo può fare la differenza nella longevità delle persone.

Attenzioni particolari

Chi ha problemi di coagulazione ovviamente deve discutere col medico se vuole assumere questa vitamina.




martedì 20 giugno 2017

Perché ho il grasso proprio lì?


Abbiamo  diversi  tipi di grasso, che si insediano in diversi punti.

Sappiamo già da tempo che il grasso che si accumula al di sotto della parete addominale è molto pericolosa per la salute. Il primo a riportarlo fu probabilmente Vago nel 1947, ossia 70 anni fa.

Il concetto di obeso metabolicamente sano è comunque molto criticato ultimamente, e sembra che, sul lungo periodo, il peso in eccesso sia ugualmente pericoloso anche se non distribuito in modo ectopico, ossia a circondare gli organi come cuore e omento, o infiltrato nel muscolo.


https://www.slideshare.net/evivoudiklari/zamboni


Anche il grasso intramuscolare infatti (ossia all'interno della cellula muscolare) è pericoloso e impedisce al miocita di funzionare correttamente, e soprattutto non risponde al segnale insulinico, non riesce a metabolizzare il glucosio e i grassi e non riesce a essere trofico (sarcopenia).

Quello che si insinua nel fegato, determinando la condizione di steatosi epatica, è molto pericoloso perché altera le funzioni di un organo cruciale per il metabolismo, energetico e non solo.

Il primo driver della deposizione ectopica è probabilmente l'infiammazione, che incorre quando l'organismo non è più in grado di "conservare" il grasso nel tessuto adiposo sottocutaneo

Il grasso sottocutaneo, quello meno pericoloso, lo diventa se esprime un enzima che rigenera i glucocorticoidi, aumentando il cortisolo ematico.

Il tessuto sottocutaneo ha limitate capacità di espansione (per qualcuno gli adipociti non aumentano più di numero dopo l'adolescenza, ma solo di dimensioni, ma questo è stato smentito definitivamente), e quindi si tende a conservare l'ulteriore grasso che si mette con l'età nei distretti ectopici, ossia a circondare organi che normalmente avrebbero uno strato sottilissimo di grasso.
L'iperplasia avviene comunque soprattutto nel grasso viscerale (in quello sottocutaneo aumentano soprattutto le dimensioni).

Il microambiente attorno agli adipociti ne stimola la proliferazione, correlando dieta, ormoni e altri segnali sistemici e locali (infiammazione, ipossia ecc). A volte la perdita di peso provoca un'attivazione della risposta allo stress che facilita il recupero del peso attivando gli enzimi che favoriscono l'accumulo.



Alcuni geni sono associati con una deposizione di grasso particolare (lipodistrofia), per cui favoriscono lo sviluppo del diabete anche con un peso (e un BMI) relativamente basso.

Ma come mai alcune persone lo accumulano più nella pancia e altri da altre parti?

Chiariamo subito che l'espansione del tessuto adiposo è gestita dall'ipotalamo. Questo piccolo organello neuroendocrino "decide" quando l'organo adiposo deve ingrandirsi o ridursi, in un equilibrio omeostatico dovuto a interazioni tra nutrienti, infiammazione, segnali intestinali e ormonali e sistema immunitario.

Solo un cronico surplus di nutrienti provoca un abbassamento degli enzimi lipolitici e ossidativi e un aumento di quelli che stimolano la deposizione, quindi una saltuaria abbuffata solitamente non determina aumento di grasso, ma solo del metabolismo.



Ormoni e distribuzione


Evidentemente uomini e donne accumulano il grasso diversamente. Gli uomini nell'addome (sia sottocutaneo che viscerale), le donne nelle gambe (gluteo-femorale).




https://www.facebook.com/917238361623404/photos/a.918957361451504.1073741829.917238361623404/1380355365311699/?type=3&theater


Questa differenza è fortemente legata a diversi ormoni, e, come accade in questi casi, l'attività ideale è sempre entro un range, e sia livelli troppo alti che troppo bassi  possono facilitare l'accumulo di grasso.

Fisiologicamente la differenza tra uomo e donna è dovuta al fatto che LPL (lipoproteinlipasi), l'enzima che determina il passaggio dei grassi dal sangue ai siti di deposito (adipociti), è più attivo nell'addome dell'uomo e a livello dei glutei nella donna.
Questo enzima è comandato soprattutto dall'insulina. Pensare che il deposito di grasso sia solo questione di calorie è medievale.
Il testosterone, ormone tipico maschile, ma presente in basse dosi anche nelle donne, inibisce le LPL femorali, e per questo gli uomini (e le donne con testosterone relativamente alto) hanno poco grasso sulle cosce.

In pratica gli estrogeni (estradiolo, ormone presente solo nella donna fertile) sono antilipolitici nelle cosce ma stimolano la perdita del grasso addominale, modulando i recettori adrenergici che bloccano la perdita di grasso. La lipolisi viene stimolata attraverso il tono simpatico, agendo sui recettori noradrenergici. 

Infatti gli adipociti esprimono  recettori adrenergici di diverso tipo, alcuni più sensibili all'adrenalina (antilipolitico), altri alla noradrenalina (lipolitico). Se il grasso "esce" o no (permettendo il dimagrimento) dipende molto dall'equilibrio tra questi recettori, e lo stress, che tipicamente aumenta l'adrenalina, ci impedisce di perdere grasso.

Anche per questo il grasso femorale è più resistente al dimagrimento: ha pochi recettori che favoriscono la lipolisi. 

Alcuni hanno una perilipina "geneticamente" più difficile da attivare, e per questo faticano di più a perdere peso. La perilipina è la proteina che permette la fuoriuscita dei grassi dagli adipociti (in pratica spalanca le porte).

Talvolta una dieta chetogenica o un digiuno alternato fatto in maniera corretta seguiti da un esperto sono gli unici modi per definire queste zone, molto sensibili all'insulina e quindi restie a rilasciare il loro grasso. 

Gli estrogeni mediano l'accumulo anche tramite l'effetto antinfiammatorio, ma possono ridurre la disponibilità degli ormoni tiroidei, rallentando il metabolismo. Esistono inoltre 2 tipi di recettori per gli estrogeni, ERα e ERβ. 
La predisposizione genetica in questo caso fa sì che le donne che hanno più α abbiano una distribuzione femorale. I primi "spingono" il grasso verso la deposizione in cosce e glutei, i secondi aumentano in menopausa, e sono responsabili dell'eventuale peggioramento del quadro metabolico. Questi recettori sono presenti anche nell'ipotalamo, il nostro regolatore della composizione corporea, dove stimolano la spesa energetica e riducono l'appetito (effetto simile alla leptina). 

Chi ha una prevalenza del sottotipo β sembra avere una maggiore produzione di grasso bruno alle spese di quello bianco, ossia attivazione della termogenesi e quindi minor propensione ad ingrassare.
Il grasso viscerale nelle donne è inversamente proporzionale agli estrogeni.

Il recettore α interagisce con la perilipina, inibendola, sempre a livello degli arti inferiori.

L'alcol aumenta ERα, favorendo in teoria la deposizione femorale.

L'aumento di peso postmenopausa sembra (anche) dovuto anche alla (quasi) sparizione dell'estradiolo: l'estrone infatti, prodotto in questo periodo, non riesce ad attivare alla stessa maniera i recettori ipotalamici né periferici, non dà sazietà allo stesso modo, non attiva il grasso brunonon stimola la lipolisi nel tessuto viscerale.
In menopausa aumentano i recettori per l'adrenalina nell'addome (antilipolitici); l'immagazzinamento degli acidi grassi liberi, che normalmente vanno invece al fegato, è aumentato rispetto al periodo fertile.

Tutti questi fenomeni formano una combinazione letale che determina l'aumento di peso, in particolare nell'addome. 

Un polimorfismo del recettore α lo rende meno funzionante e le donne che lo presentano hanno rischio maggiore di accumulo viscerale e malattie metaboliche già prima della menopausa.

Gli androgeni (testosterone) stimolano invece la lipolisi e quindi aiutano a ridurre il grasso. Se di origine esogena sono comunque potenzialmente dannosi.

Le cellule adipose producono estrogeni dal testosterone, e questo è una brutta notizia per i maschietti (che riducono la loro virilità) e per le donne (perché rischiano di creare un circolo vizioso, con grasso che crea grasso).

Il cortisolo stimola la deposizione viscerale, oltre che nel viso e nella schiena ("gobba di bufalo")

Qualcuno riferisce che il grasso periombelicale (quindi sottocutaneo nell'addome, caratterizzato da cellule grandi e poco collagene) sia correlato al cortisolo e quindi allo stress, ma non si trova conferma in letteratura ufficiale.


Alcune sostanze chimiche, dette interferenti endocrini, sono capaci di attivare i recettori degli estrogeni (e non solo) favorendo la deposizione di grasso anche dove non ci dovrebbe essere.




Fattori ambientali e distribuzione del grasso

Anni fa non esistevano. 
Ragazzine (e purtroppo le bambine) con la pancia. Gli ormoni tipici femminili impedivano che questo succedesse.
E quindi si può concordare sul fatto che questa alterazione sia dovuta a fattori ambientali, in particolare "nuovi" cibi che fino a pochi anni fa non esistevano o erano consumati in maniera molto saltuaria.

Ipotizziamo quindi che alcuni cibi riescono a perturbare gli assi ormonali: tuttavia da una recente revisione sembra che le sostanze attive siano presenti in quantità innocue in latticini, carne, uova.

Il fruttosio industriale, oggi diffuso ovunque, è uno dei mediatori della deposizione viscerale di grasso, e quindi fortemente induttore di malattie croniche.
Questo avviene probabilmente stimolando specifici enzimi.
A completare la frittata si arriva abbinando il fruttosio ai grassi, sia saturi che polinsaturi ricchi di omega 6.


L'alcol interagisce col funzionamento degli estrogeni.

Le persone che assumono più alimenti di origine animale (uova, latticini e carne) hanno maggiore escrezione con le urine di estrogeni, e questo fa pensare che ne abbiano livelli più alti. In realtà la faccenda è più complessa perché questi ormoni si legano ad una proteina, SHBG, che li trasporta, mantenendoli in equilibrio con quelli liberi (che agiscono sui recettori, vedi più avanti).

Tra le principali fonti di estrogeni nell'ambiente troviamo sicuramente gli allevamenti intensivi: le urine e gli altri rifiuti immessi nell'ambiente determinano infatti un forte inquinamento che arriva fino alle acque marine e sta causando la femminilizzazione dei pesci.
Questo fenomeno è dovuto anche ai contraccettivi femminili.


Dieta e distribuzione del grasso

La distribuzione "regionale" del grasso corporeo è influenzata in buona parte alla qualità della dieta, con buona pace dei fissati col "di tutto un po'": questo il risultato di un importante studio tra i cui autori c'è Dariush Mozaffarian, probabilmente il più grande epidemiologo al mondo. E in questo caso a determinare la miglior distribuzione appare essere il pattern mediterraneo, con cereali integrali, frutta, verdura, frutta oleosa e yogurt, mentre carni rosse e processate aumentano il grasso viscerale.



Tradizionalmente leghiamo le fonti di carboidrati ad un aumento del grasso viscerale, specie se accompagnati da grassi saturi, mentre i monoinsaturi (olio d'oliva, avocado) non lo favoriscono. Omega 3 e olio EVO favoriscono lo spostamento dei grassi dal settore viscerale a quello sottocutaneo.

Ma sono più i grassi o i carboidrati a stimolare la deposizione di grasso viscerale, a parità di calorie? Se mettiamo 2 gruppi a confronto, scopriamo che né gli uni né gli altri, se provenienti da cibi non processati, tendono ad aumentare il grasso viscerale. Morale della favola: mangiate cibo vero e non industriale.


Il tè verde, grazie alle sue catechine, aumenta la perdita di grasso viscerale se abbinato a sport.

Nelle scimmie, anche in assenza di surplus calorico, i grassi trans aumentano il grasso viscerale.

La vitamina A (carne e latticini allevati a erba, tuorlo, pesci grassi, verdure ricche in betacarotene come precursore vegetale) previene il deposito di grasso viscerale, attivando i recettori RBP4, soprattutto nei giovani.

Estrogeni nel cibo

I fitoestrogeni, molecole mimetiche degli estrogeni, possono avere un duplice effetto: sia inibire l'attività estrogenica che potenziarla. In generale quelli della soia, probabilmente i più noti, non sembrano avere effetti negativi. Questo non significa che una parte di popolazione non possa averli, e le donne in gravidanza e i bambini in crescita farebbero probabilmente meglio a evitarli.

I fitoestrogeni della soia  possono  in alcuni casi aiutare, in alcuni casi essere deleteri: io la consiglio solo fermentata. Una Seconda dei batteri, QUESTI Composti vengono Trasformati in equolo, un metabolita benefico , ma QUESTI batteri Sono Presenti Soprattutto Nelle popolazioni orientali .

Una metanalisi sulle proteine ​​e gli isoflavoni della soia ha messo in evidenza che provocano un calo di LH e FSH del 20%, una cifra non trascurabile.


La micotossina zearalenone si ritrova soprattutto nei cereali insilati come mais e frumento, e  agisce  come interferente endocrino. Fortunatamente i prodotti italiani sembrano essere i più sicuri, tuttavia i mangimi usati per gli animali possono avere livelli più alti che vanno a raccogliersi nelle carni.

Esiste molta poca letteratura scientifica su estrogeni nelle alimenti, e più che altro dati da siti non completamente affidabili .

Per quanto riguarda gli estrogeni presenti nei prodotti alimentari di origine animale, come accennato prima, non c'è sufficiente letteratura  ufficiale  per percepirne una pericolo, ad eccezione di flesh  farmed with hormones (currently banned in Europe if they do not approve patents with  the US obviously).


Al di fuori dell'Europa (o in caso di comportamento fraudolento) agli animali vengono somministrati ormoni estrogenici, che  aumentano  così da 7 a 20 volte le loro concentrazioni sanguigne e le loro conseguenze. 
Gli estrogeni sono in ogni caso constituenti di uova, prodotti lattiero-caseari e carni di maiale, pollame e carne bovina. Il loro consumo potrebbe influenzare i quantitativi di ormoni circolanti  direttamente o influenzando indirettamente la produzione endogena dell'ormone. Al momento, la potenziale rilevanza degli estrogeni animali s ulla salute umana è ancora  oscura .

Le quantità attualmente presenti non sembrano determinare problemi, ma bisognerebbe sempre considerare un possibile effetto sinergico (di somma con altri sostanze a cui siamo esposti) visto che spesso in prove di toxicità vengono testati uno alla volta,  o interazione con microbiota come detto prima.

In generale la carne  rossa  però, soprattutto in persone con dominanza estrogenica, può  aumentare  gli estrogeni nel corpo e peggiorare lo stato di salute.

I grassi nella dieta, soprattutto in caso di scarsa introduzione di fibra,  favoriscono  il riassorbimento di estrogeni dall'intestino. La loro "demolizione" dipende anche dai microbi intestinali, quindi in alcuni anche livelli relativamente bassi possono non essere salutari e alterare gli equilibri.

La chiave quindi sta nel mangiare equilibrato e con una buona dose di fibra che mantenga sani e numerosi nostri batteri intestinali.

Anche l'alcool, come già detto,  aumenta gli estrogeni.


SHBG

SHBG, la proteina che lega gli ormoni sessuali come estrogeno e testosterone, è fortemente  dipendente  da quello che mangiamo perché regolato dall'insulina, in modo  inversamente  proporzionale. Ciò significa che un'alimentazione ipercalorica determina forte rilascio di insulina e riduzione di SHBG.

Con poca SHBG circolante, gli ormoni steroidei sono liberi e quindi in grado di attivare i  recettori .

Anche l'alcol  abbassa  SHBG rende gli estrogeni più disponibili.


 Estrogeni e autoimmunità



Piccolo excursus in tema estrogeni.
Gli estrogeni influenzano la risposta autoimmune . Ad esempio i estrogeni e bassi androgeni (testosterone) sono associati a lupus (e allergie) aumentando la risposta Th2. Gli androgeni sono invece associati a rispo sta Th1 (sclerosi multipla, psoriasi, Hashimoto classico ecc).
Gli estrogeni ambientali, come i fitoestrogeni (soia, altri legumi), i lignani (cereali integrali, alcuni frutti, semi), sostanze chimiche (BPA, pesticidi, ingredienti di detergenti, smalti ecc), gli ormoni delle carni, delle uova e del latte (in maniera decuplicata se somministrati in maniera fraudolenta, mentre non è ancora chiaro per quelli allevati correttamente) hanno quindi il potenziale per influenzare queste malattie.

Rimedi

Come si può appiattire la pancia?


Ci viene in aiuto un articolo di Authoritynutrition.com.

Assumere la giusta quantità di calorie (tagliandole eccessivamente ridurremmo i muscoli e così i consumi), aumentare le fibre (rimoduliamo i microbi intestinali e riduciamo la fame), assumere i giusti probiotici (si modula la risposta infiammatoria e quella insulinica) e cibi fermentati, fare cardio senza esagerare e preferire l'allenamento di potenza (pesi e HIIT), non trascurare le proteine, privilegiare i grassi monoinsaturi (avocado, olive, mandorle, arachidi) e l'olio di cocco, limitare i carboidrati da fonti raffinate, evitare le calorie "liquide" (zucchero/HFCS aggiunto) da bibite dolcificate ma bere solo acqua, usare cibo con un solo ingrediente (più è lunga la lista, più probabile che ci siano schifezze), ridurre lo stress e dormire bene, usare il digiuno intermittente seguiti da un esperto, fare il pieno di omega 3, usare caffè e tè verde non zuccherati, evitare gli alcolici.





Anhe il prof. Rossi ci fornisce la sua metodica .


Prendi il messaggio di casa (messaggio da ricordare)

La composizione corporea e la distribuzione del grasso sono dati da un equilibrio tra predisposizione genetica,  ormoni , recettori e loro distribuzione, qualità e quantità di cibo.

Il grasso viscerale appare il più pericoloso per la salute, aumentando il rischio di diabete, tumori ecc, e crea un vizioso circolo che va ad alterare e aumentare la deposizione di grasso.

La deposizione di grasso è dovuta a una sottile differenza tra l'endogenesi produttiva, l'introduzione dall'esterno, la lipolisi e l'ossidazione: piccoli ormoni squilibri, gestibili anche con il cibo, possono dare grandi cambiamenti.

Alcune persone tendono a perdere peso riducendo i carboidrati, ad altri con questa metodica sale il cortisolo e quindi non dimagriscono ma perdono muscolo .

Alcuni nuovi fattori come microRNA, trascrittoma, RNA non codificanti ecc sono allo studio per i loro effetti pro e adipogenici.
L'alcool è un potente modulatore dell'attività estrogenica e quindi della deposizione di grasso, spesso un ostacolo alla dimagrimento.

Aggiornamento 26/6/2017

Gli interferenti endocrini sono capaci di stimolare la steatosi epatica "riprogrammando" il fegato, in pratica impedendogli di espellere i grassi che in questo modo si accumulano. Questo succede soprattutto in caso di esposizione nella vita intrauterina o nei primi mesi di vita.


Aggiornamento 29/6/2017

Secondo una revisione degli studi né l'HIIT né l'attività moderata producono una significativa riduzione del grasso corporeo 😕

In un'altra l'HIIT dà migliori risultati

La restrizione calorica aumenta il testosterone negli obesi, riducendo la sua conversione in estrogeni.


Aggiornamento 6/7/2017

L'alimentazione infiammatoria (cibi raffinati e industriali) aumenta il rischio di aumento di peso sia ne sani che nei malati



Aggiornamento 19/7/2017

Quando si recupera peso dopo una dieta (avvenimento frequente), non sembra aumentare il grasso viscerale in confronto a quello sottocutaneo.

Estrogeni e androgeni hanno forte influenza sulla salute cardiovascolare.

La termogenesi è molto importante per dimagrire e arrivare ad una composizione corporea corretta: ci permette di consumare anche da fermi. Condizioni endocrine ottimali (sonno notturno, alimentazione idonea, riduzione dello stress) sono requisiti fondamentali per stimolarla.

Aggiornamento 21/7/2017



Il Bifidobacterium lactis B420 è un batterio importante per la riduzione della circonferenza vita

Con l'età la capacità rigenerativa delle cellule muscolari si riduce, e quando vengono danneggiate vengono rimpiazzate da cellule adipose: questo aumenta il rischio di diabete, sarcopenia e altre malattie croniche.

Sempre più prove mostrano che il grasso genera grasso: gli adipociti rilasciano dei segnali che aumentano la maturazione dei preadipociti.



Aggiornamento 24/7/2017

Gli estrogeni sono importanti anche per gli uomini, in particolare nella prevenzione cardiovascolare e nel recupero post traumatico. Nelle giuste quantità ovviamente.

Una posizione degli endocrinologi americani chiarisce che l'effetto dei fitoestrogeni dipende dalla flora intestinale


Abbinare una bibita dolce (a contenere zucchero che dolcificanti artificiali) a un pasto proteico (ma anche glucidico) costituisce una bomba metabolica perfetta per l'accumulo del grasso: infatti il ​​consumo di energia e in particolare di grassi scende, mentre aumentano l'appetito E la preferenza per il junkfood


Aggiornamento 27/7/2017

Un composto chimico delle creme solari reagisce con il cloro delle piscine ei raggi solari per formare un interferente endocrino che interagisce con il recettore per gli estrogeni.

La conferma che ridurre i carboidrati raffinati è conveniente per la composizione corporea.



Aggiornamento 31/7/2017

Perdere peso fa bene, ma se si perdono soprattutto muscoli può fare molto male : aumenta infatti la mortalità

L'importanza del grasso cardiaco per il metabolismo.

Un post del bravissimo prof. Rossi


PERCHE 'E COME SI INGRASSA!
Il grasso crea nuovo grasso ogni giorno

Sarà un post antipatico! 
Ma occorre conoscere il complesso processo di accumulo di grasso corporeo per comprendere il tuo impegno e quanto deve fare il nostro organismo per eliminare il grasso, per dimagrire. Leggo il tuo entusiasmo nel vedere eliminato il grasso accumulato come leggo la delusione di essere bloccato nel peso. Usciamo dal gossip, dal chiacchiericcio dietetico, e vediamo con occhi concreti ciò che avviene nel corpo umano.

IL GRASSO GENERA GRASSO
Giorno dopo giorno il nostro corpo produce sempre più grasso ad ogni età! 
Con gli anni accumuliamo sempre più massa grassa e perdiamo massa muscola magra. Può succedere che il peso corporeo rimanga uguale, ma gli anni modificano la composizione del nostro corpo. Il processo di invecchiamento in una donna e in un uomo consiste nel perdere muscolo e acqua corporea e aumentare massa grassa. La parte magra del nostro corpo deve sempre rimanere sempre sopra la massa grassa. Quando la massa grassa domina sulla parte magra siamo al punto di rottura, processo spesso irreversibile, non tornare indietro.
Occorre quindi conoscere perché e come si forma il nostro corporeo grasso.

PIU 'GRASSO HAI, PIU' NE AVRAI!
Il grasso è composto da cellule deputate allo stoccaggio al loro interno degli acidi grassi alimentari. Queste cellule si chiamano adipociti bianchi. Gli adipociti sono cellule che vivono molti decenni, una volta formati. In questo momento nel corpo di lei che mi sta leggendo si sta formando almeno un adipocita, che vivrà per decenni in lei, in grado di accumulare grasso alimentare. 
Gli adipociti si formano dalla trasformazione delle cellule staminali (cellule madri) prodotte dal midollo osseo e trasportate dal sangue nel tessuto adiposo (addome, fianchi, glutei e altre zone di accumulo di grasso…). La trasformazione delle cellule staminali in adipociti avviene in ogni istante della nostra vita per l’azione di citochine (proteine infiammatorie ), prodotte dagli adipociti bianchi vecchi e aumentati di volume. La causa principale di formazione di nuovo grasso è l’infiammazione del tessuto adiposo. Si ingrassa per causa di un processo infiammatorio, scatenato dagli adipociti aumentati di volume, per eccesso di deposito di grassi alimentari 
Quando una persona mangia un eccesso di lipidi e carboidrati glicemici, l’organismo deve gestire un arrivo continuo di acidi grassi da stoccare all’interno degli adipociti esistenti in quel momento nel proprio organismo. 
L’aumento del volume degli adipociti (ipertrofia) precede e condiziona l’aumento del numero degli adipociti (iperplasia). Il grasso genera nuovo grasso! E più grasso hai, più ne avrai se non si modifica l’alimentazione giornaliera. L’aumento del numero degli adipociti si chiama iperplasia

COSA FARE ? BLOCCARE LA FORMAZIONE DI ADIPOCITI 
Bisogna bloccare prima possibile la formazione degli adipociti dalla cellule staminali. 
Ogni anno possiamo perdere solo il 10% degli adipociti formati e presenti nel tessuto adiposo. Resta il 90%! 
Quindi se una persona ha un netto accumulo di massa grassa, ha adipociti grossi, voluminosi, e ha tanti, troppi adipociti!
Possiamo dimagrire svuotando gli adipociti, riducendo il loro VOLUME, ma il loro NUMERO rimane (vedi allegato al post). Cosicché quando si ricomincia a mangiare maschi, essi si riempiono di nuovo e ricompare l'obesità e accumulo di grasso corporeo nelle zone anatomiche deputate per lo stoccaggio dei grassi. 
Gli adipociti vivi e attivi restano ad aspettare, ma vivi! Pronti ad accumulare di nuovo grasso. Una persona lentamente ritorna ad accumulare grasso e riprende il peso iniziale, perché non ha eliminato i suoi adipociti! Una analisi del sangue rileva se una persona si trova in un sistema sistemico infiammatorio causato da infiammazione del corpo grasso. Svela se sta producendo sempre nuovi adipociti, cioè rileva se sta generando nuovo grasso. Oppure sta eliminando l'infiammazione e quindi sta bloccando la formazione di nuovi adipociti. Noi dobimo conoscere gli effetti del cibo sul corpo intero e non solo guardare il peso corporeo. Altrimenti non riusciamo a comprendere ciò che sta succedendo nel proprio corpo. Con un tessuto adiposo infiammato non si dimagrisce.
Questo programma può essere monitorato attraverso la ricerca nel sangue della proteina c reattiva.

PROTEINA C REATTIVA
Valori superiori a 0,5 mg per 100 ml vuol dire che il volume e il numero degli adipociti sono in PIENA CRESCITA. Si ha l'infiammazione del tessuto adiposo. Con valori elevati si ha la continua formazione di nuova massa grassa. Non si dimagrisce. Il numero degli adipociti aumenta ogni giorno.
Avete eseguito la ricerca della proteina reattiva nel tuo sangue?


Buona giornata in saluto.

Aggiornamento 1/8/2017

Il cortisolo e lo stress, come evidenzia questo studio , ostacolano il dimagrimento e favoriscono l'aumento del grasso. Esiste infatti una proteina che blocca il rilascio dei grassi dagli adipociti nelle fasi di stress


Aggiornamento 5/8/2017

In generale i fitoestrogeni sono sicuri , ma possono determinare ridotta fertilità maschile e problemi tiroidei in persone predisposte.



Aggiornamento 8/8/2017

Basta una giornata di eccessi alimentari con cibo spazzatura per indurre uno stato di insulino-resistenza che stimoli la deposizione di grasso piuttosto che la sua ossidazione. Anche in soggetti sani. Questo è probabilmente un meccanismo evolutivo che permetteva ai nostri antenati, sempre in penuria di cibo, di mettere da parte qualcosa per i periodi di magra.


Aggiornamento 9/8/2017

Il GH (ormone della crescita) ha forte influenza sul tessuto adiposo, stimolando il grasso bruno, la deposizione viscerale, la lipolisi e la giusta crescita, soprattutto della matrice extracellulare, l'immunità. Valori troppo alti o bassi alterano queste funzioni.


http://www.comprehensivephysiology.com/WileyCDA/CompPhysArticle/refId-c160027.html


Le azioni "ingrassogene" dell'insulina alta: soppressione del grasso bruno (e quindi del consumo energetico) e della lipolisi, aumento del grasso bianco.

sabato 29 aprile 2017

Ma esiste una evidence-based nutrition?



Cosa si intende per medicina basata sull'evidenza (EBM)?
Si prevede che le pratiche sanitarie proposte dai professionisti debbano essere improntate alla maggiore evidenza scientifica possibile.
Questo per evitare che sciamani e aruspici vari si mettano a praticare arti mediche non meglio identificate, come la lettura dei tarocchi, delle viscere dei polli o l'imposizione delle mani.


La triade dell'EBM prevede la sovrapposizione tra migliore evidenza possibile, competenza clinica e aspettative del paziente.



Le evidenze sono solitamente raccolte in linee guida, redatte dagli esperti del settore, che devono essere utilizzate dagli operatori sanitari, medici e non.
In generale, chi segue le linee guida non è perseguibile in caso di conseguenze negative avute dall'utente.
Se per una malattia X le linee prevedono che si usi il farmaco Y in una certa dose, il medico prescriverà quello, e se non lo fa se ne prende la responsabilità.

Come si fa a stabilire se una terapia funziona?
Quando succede una cosa e insieme un'altra, non per forza sono legate: si confonde causalità e casualità.

https://www.facebook.com/trust.biologist/posts/1181974471915159:0

Il detector di dinosauri in foto, ad esempio, funziona, perché non ha dato segni di attivazione alla vista di dinosauri. Solo che non possiamo avere la conferma che, se passasse un dinosauro, possa funzionare davvero, essendo questi rettili estinti da tempo.

https://www.facebook.com/trust.biologist/photos/a.138853472893936.27203.138846579561292/944451772334098/?type=3&theater


Le diagnosi di autismo sono cresciute di pari passo con la vendita di prodotti biologici (senza pesticidi). Sono allora questi la causa dell'autismo? Presumibilmente no. Però questo si evincerebbe dal grafico


Tuttavia possiamo citare anche 2 famosi esempi di errori compiuti nella storia della medicina, per il fatto che gli "scienziati" del tempo non si fidarono delle osservazioni:

"Ignaz Semmelweis, un medico austriaco, fece delle osservazioni nel suo ospedale, testò la sua ipotesi, e pubblicò le sue scoperte. Le sue statistiche fornivano prove concrete che semplicemente lavando le mani, diminuiva il numero di casi di febbre da parto, e inoltre si riduceva la mortalità in generale. Nonostante la sua raccolta di dati meticolosa e gli avvertimenti, fu pubblicamente umiliato e messo al bando. Tragicamente, dopo anni passati a essere ignorato e deriso, fu ricoverato in un manicomio, e, ironia della sorte, finì per morire per un'infezione batterica"

"Un tempo la miglior cura per la febbre pareva essere il salasso (sottrazione di sangue) perché si pensava che dipendesse da un eccesso di uno degli "umori", il sangue appunto. Nonostante qualcuno dimostrasse che alcuni estratti vegetali la abbassassero (corteccia di salice), si continuava a 
preferire i salassi".





Questo dovrebbe insegnarci a fidarci di persone capaci di cogliere prima degli altri le associazioni. Purtroppo però non bastano le intuizioni, ma esse devono essere dimostrate e pubblicate nella letteratura scientifica, in modo che altre persone possano verificare i risultati e approvarli.

Quindi come possiamo riscontrare che un farmaco (o un altro trattamento terapeutico) è affidabile, ossia che quando si dà una terapia l'eventuale miglioramento è dovuto alla somministrazione e non al caso?

Si parte, per formulare delle teorie, da osservazioni di casi singoli (case-study) e poi da studi osservazionali, per poi confermarle al 100% con gli RCT

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0085253815562340




Il massimo riscontro e attendibilità si ha quindi con i trial RCT (randomized control trial); in cui delle persone vengono suddivise in 2 gruppi di numero simile. Un gruppo riceve il trattamento, l'altro (gruppo di controllo) un placebo, ossia una pastiglia contenente un materiale inerte.


Risultati immagini per piramide delle evidenze
https://twitter.com/must_cp_liuc/status/612179840855355393



Se il gruppo trattato ha un miglioramento maggiore del gruppo trattato con placebo, allora si considera l'effetto placebo non influente, e il farmaco efficace.

L'effetto placebo si ritiene per esempio alla base dell'omeopatia, tant'è che non è ritenuta scienza.

Ancora più attendibili sono le revisioni sistematiche, ossia il confronto tra più lavori dello stesso tipo, in particolare della organizzazione indipendente Cochrane.

Si dovrebbe inoltre conoscere il meccanismo molecolare che lega i 2 fattori, per giustificare la causalità (esempio: blocco dell'azione di un recettore o di un enzima).


Se uno studio semplicemente osserva una correlazione (esempio: le persone sovrappeso mangiano più merendine), quella correlazione non necessariamente è causale (presenza di un legame causa-effetto), ma può essere casuale.
Se uno ogni volta che mette il maglione blu vede che piove, probabilmente penserà che ci sia un legame causale tra le cose, anche se evidentemente non c'è.

Scienza è ciò che si dimostra in maniera incontrovertibile e riproducibile col metodo scientifico.

Chi ha depressione ha spesso livelli di vitamina D bassi. Questo causa depressione? Non si sa, non con certezza almeno. Potrebbe anche essere dovuto al fatto che chi è depresso esce poco e quindi non prendendo sole ha bassi livelli di questa importante vitamina. Si chiama inversione delle cause (reverse causation), ed è frequente con studi osservazionali.
In realtà nell'associazione vitamina D-depressione alcuni meccanismi molecolari sono noti.

Quindi come dicevamo è possibile ritenere funzionanti solo le terapie che superano queste dure prove.

Appunto uno dei requisiti è la riproducibilità, che nelle scienze della vita quasi non esiste, tant'è che molti falliscono nel riprodurre gli esperimenti degli altri, e persino i propri. Ma la medicina non è fisica, dove un pezzo di metallo fonde sempre alla stessa temperatura, e un trattamento ripetuto su 10 persone apparentemente uguali può dare 10 risultati diversi.






Nel campo oncologico il quadro è così complesso che solo 2 esperimenti su 5 soddisfano il requisito della riproducibilità, e talvolta lavori già pubblicati vengono riesaminati e ritirati.
Se un protocollo inibisce la crescita del tumore in una piastra Petri, questo non vuol dire che lo faccia anche in un organismo vivente. Tuttavia sta crescendo la necessità di protocolli complementari e il riconoscimento della loro efficacia anche tra gli esperti.
Un esempio è l'uso della marijuana per ridurre dolori e vomito nella chemioterapia.

Questo metodo è applicabile facilmente nel campo della nutrizione (evidence based nutrition, EBN).

Per quanto riguarda l'alimentazione, gli RCT a lungo termine sono molto rari: non si può dividere in 2 gruppi e dare a uno una cosa, all'altro un'altra, potenzialmente pericolosa, e aspettare che ci siano abbastanza infarti, ictus, fratturati o morti da farne una statistica. Nessun comitato etico lo permetterebbe.
Un altro inconveniente è che possono provare un solo farmaco/alimento/integratore alla volta: se provo insieme la vitamina D più un probiotico più la monacolina k difficilmente capirò qual è il responsabile dell'effetto, a meno di non fare più sottogruppi con sottotrattamenti. Ma magari l'effetto sinergico è fondamentale (per esempio la vitamina D funziona molto meglio se abbinata alla K2)

Vox.com ci chiarisce alcune ragioni per cui la scienza nutrizionale epidemiologica è più complicata degli altri rami della biologia, già di per sé soggetta a variabilità:

  1. non è facile randomizzare le persone negli studi, in alcuni è proprio impossibile creare gruppi di controllo, o comunque fare durare questi studi per tempi lunghi
  2. dobbiamo quindi ricorrere agli studi osservazionali, che hanno un certo grado di incertezza e casualità (fattori confondenti che minano la forza e i risultati della ricerca, non si può a esempio tenere conto di troppe abitudini alimentari contemporaneamente, inficiando quindi lo studio)
  3. gli studi possono basarsi su informazioni falsate (diari alimentari o questionari compilati in maniera errata da chi viene studiato)
  4. (la più importante a parere mio) le persone e gli alimenti sono diversi. Ogni persona è diversa dagli altri per genetica, epigenetica e "ospiti" (microbiota) nel suo corpo. Lo stesso vale per gli alimenti: se prendo 100 salsicce, avranno 100 composizioni diverse
  5. il conflitto d'interessi. Le aziende che sponsorizzano gli studi fanno pressione per avere risultati a loro favorevoli, per cui non si avrà mai uno studio finanziato da un'industria casearia che dice che il latte fa male
  6. gli studi non sono comunque inutili, ma le revisioni sistematiche o metanalisi di studi indipendenti hanno buona probabilità di restituire dati veritieri


A parte queste cose, che differenza c'è tra cibo e farmaci?

Mentre con un farmaco una risposta è sostanzialmente univoca (chi prede un antipertensivo avrà quasi sempre un abbassamento della pressione, ad esempio), col cibo non lo è.
Mentre un farmaco agisce solitamente su dei recettori o sul trasporto dei neurotrasmettitori/ormoni, il cibo agisce modulando l'espressione genica o il funzionamento di una proteina; interagisce col microbiota, e il microbiota lo processa, determinando la sintesi o meno di sostanze che possono essere amiche o nemiche. L'avvertimento arriva dal giornale dei medici americani, JAMA: negli studi pensiamo sempre a etnia, sesso, età ecc ma dimentichiamo il microbiota quando analizziamo le differenze nella salute delle persone!
(In realtà in maniera minore processa anche farmaci e sostanze esogene e ci aiuta a disintossicarci, tant'è che può fare la differenza tra una chemio efficace o no)

L'insieme dei nostri batteri (e non solo: anche funghi e virus) processa tutto ciò che entra influenzandone il destino: si tratta di più geni di quanti non ne posseggano le nostre stesse cellule. Questi organismi producono molecole: si parla oggi di postbiotici per intendere l'insieme dei metaboliti, a partire ad esempio dagli acidi grassi a catena corta come butirrato e acetato, provenienti dai nostri batteri e che influenzano il metabolismo



Come scrive il collega Styven Tamburo, le vie metaboliche sono sovrapponibili tra loro (e "ridondanti", possono bloccarsi o bypassarsi tra loro): "Come è possibile stabilire la causalità dell'effetto di un nutriente sul metabolismo quando lo stesso nutriente può influenzare molteplici pattern attraverso meccanismi correlati tra loro? 
Questo è solo uno dei motivi per cui sia gli studi osservazionali sia gli interventi clinici sono spesso contrastanti tra loro e di difficile interpretazione".

Probabilmente per molti casi non avremo mai studi che stabiliscano una vera relazione causa-effetto e ci si dovrà accontentare degli studi osservazionali, che non possono stabilirla con precisione.



Perché l'EB funziona

L'EB funziona perché è scienza, ossia è una cosa dimostrata fino a prova contraria: finché non si fa uno studio più grande e/o fatto meglio che contraddice o smentisce.
Ormai esiste un filone bibliografico, vedi i vari Medbunker e Bressanini, che vende libri su questo, e tende a smentire qualsiasi tipo di approccio alternativo, in netta opposizione coi vari approcci complottisti.

Purtroppo però la prima cosa che dicono gli scettici quando gli si propone qualcosa di alternativo è: "è impossibile". Senza neanche aver mai guardato uno studio e senza conoscere una via metabolica...


https://www.facebook.com/Egocentrique-463866253821505/





Noi siamo abituati a fronteggiare malattie con una causa unica (virus dell'influenza = influenza, S. Aureus = mal di gola ecc), ma molte malattie moderne, come quelle autoimmuni, il diabete ecc hanno più di una causa. Sono malattie complesse.

Per convenzione il trattamento dovrebbe funzionare su il 95% delle persone, ma niente ci vieta di pensare che la persona singola in questione sia nel 5%!


Se si applicasse questo stesso ragionamento prendendo in considerazione gli antibiotici nella totalità (con tutte le resistenze che ci sono oggi), la loro funzionalità sarebbe bassa. Invece personalizzando la terapia (determinando prima a quale antibiotico il batterio infettante è sensibile e a quale no), si ottiene il buon risultato. Questo è il segreto: individualizzazione.


Gli errori di autoconvincimento


Se uno fa una qualsiasi cambiamento dietetico, dal più blando all'abbraccio totale di un particolare regime dietetico, e starà meglio, si convincerà facilmente che l'alimento o gli alimenti tolti siano causa di ogni male dell'umanità e quelli che magari ha aggiunto sono miracolosi guaritori. Vediamo tutti i giorni crociate contro la carne, contro il glutine, contro i cereali, contro i vegani, contro il latte ecc, ossia tutto e il contrario di tutto.
Purtroppo per le persone, non è così facile stabilire cosa faccia bene e cosa no, soprattutto a livello di popolazione.

Esempio pratico: uno testa la paleodieta, toglie glutine, cereali, legumi, latticini ecc, e sta meglio. Ma magari sarebbe bastato togliere i latticini.
Questo uno studio osservazionale non può certo stabilirlo. Però mettendo insieme tutti i puntini (permeabilità intestinale e alimenti che la provocano, mimetismo molecolare, adeguata introduzione di nutrienti, nostra storia evoluzionistica) si vedrà che li possiamo congiungere completando un disegno che può funzionare.


Se uno è guarito da una certa malattia perché ha aggiunto il limone o qualsiasi altra cosa possiamo anche esserne felici, ma ci sono 2 problemi: dimostrare che è stato il limone e capire se il limone può far guarire tutte le persone che hanno quella malattia.
Per dimostrarlo bisogna ricorrere agli studi controllati e possibilmente fatti in cieco, ossia né chi assume l'alimento né chi segue lo studio dovrebbe sapere cosa sta mangiando o somministrando (ingrediente attivo o placebo inerte).
Se vostro zio, vostro cognato o il vostro vicino di casa sono guariti dal tumore perché si sono fatti i clisteri o hanno tolto carne e latte non vuol dire che funzionerà anche su di voi (come del resto, in misura minore, qualsiasi trattamento terapeutico). Però è ormai provato che una dieta "prudente" (in stile med) riduca le recidive e aumenti la sopravvivenza, mentre una in stile occidentale abbia effetti contrari. Nei bambini rimane controverso.

Tuttavia si possono fare tanti esempi di situazioni che avevano una evidenza aneddotica (ossia di cui si poteva solo parlare) che si è poi trasformata in evidenza piena.

Ci sono in particolare delle persone che sono il bacio della morte della Scienza: appena aprono bocca per dire che un legame non c'è, arriva il lavoro a dimostrarlo.
Ma per prevedere questi legami a volte è sufficiente conoscere 2 cose: la fisiologia e la visione evoluzionistica.

I ritmi circadiani alterati che riducono la salute, l'ereditarietà degli stress, il legame tra shock e malattie autoimmuni, o di cibo e malattie autoimmuni, o di gravidanza stressata con ansia. Sono tutte cose di cui molti medici si erano accorti, ma venivano derisi quando le raccontavano.
Oggi possono prendersi la loro bella rivincita, anche se alcuni continuano a negare perdendo un'occasione per stare zitti..



Perché l'EB non è incontrovertibile



Purtroppo sulla carta (dei libri) le cose funzionano sempre molto bene, ma quando ci si scontra con i casi pratici non sempre è così.

"Non tutte le evidenze sono state create allo stesso modo".

Per capirci quanto siano fatti bene gli studi e le linee guida faccio un esempio sul caso più frequente, necessità di perdita di peso. Le linee guida prevedono tagli calorici con schemi chiamati bilanciati e (presunti) mediterranei e aumento dell'attività fisica.






In un primo momento questo funziona bene, soprattutto in persone sedentarie e che mangiano molto male. Ma a 5 anni di distanza solo il 10% di chi ha iniziato questo percorso mantiene il peso perso. Segno evidente che non c'è nessuna scientificità nell'applicarlo, o che essa sia pari a quella dell'oroscopo.



Capita spesso che i pazienti dicano: "sono sempre riuscito a perdere i kg acquistati, ora non ci riesco più". È forse cambiato il paziente e il suo DNA? No, ma sono cambiate le sue caratteristiche, i microbi del suo intestino, le sue segnature epigenetiche. Ed è come se si trattasse in un certo senso di un'altra persona. E allora non possiamo considerarla come una persona che non abbia mai avuto alcun problema.

La maggior parte dei nutrizionisti si vanta sempre di aver risultati straordinari "se il paziente segue la dieta", e se non li ha "è perché non l'ha seguita". Invece no. Ci sono semplicemente persone che hanno il metabolismo alterato e non rispondono alla dieta, o almeno a quella che le si dà.
La composizione corporea non si può controllare facilmente a lungo termine, perché prevalgono molti dei nostri geni ancestrali che ci permettevano di sopravvivere in condizioni avverse e non di abbondanza di cibo come oggi.
E soprattutto non esiste la "one diet fits all", ossia una dieta buona per tutti.

Questo è l'insieme delle reazioni biochimiche del metabolismo energetico, forse chi le conosce tutte può dirsi esperto su tutto e in grado di prevenire cosa accade quando introduciamo un cibo.







Negli anni 40 del secolo scorso la scienza medica affermava che "fumare con moderazione" non era un pericolo per la salute, e la pubblicità diceva che anzi era proprio benefico.
Alcuni anni dopo si dimostrò che chi non fuma ha il 90% in meno di rischio di avere tumore ai polmoni.
Allo stesso modo oggi si afferma che alcuni cibi in moderazione non sono dannosi, ma l'evidenza è ovviamente tutt'altro: le persone più sane non li assumono.



L'errore della EBM, e ancora di più della EBN, è considerare tutti uguali: se in un gruppo di cento persone, una terapia funziona su 50, essa viene ritenuta non funzionante.
Col cibo la faccenda si complica ancora di più, perché i nostri sistemi immunitari (Th1 e Th2, sono i principali, ma ne esistono anche altri), la genetica (compresa quella dei nostri microbi), l'epigenetica (il DNA è "segnato", per cui anche in  presenza di alcuni geni essi possono essere iperespressi o non espressi, ad esempio quelli della tolleranza immunitaria in persone con problemi autoimmuni) interagiscono tutti con il cibo creando un minestrone del quale è difficile capirci qualcosa.

Si parla di idiosincrasia delle reazioni: cambiano a seconda del soggetto. Non ci vuole molto a capirlo. Però seguendo i "criteri" della scienza la conclusione nuda e cruda è che non funzionano.

Sia per la sclerosi multipla che per l'artrite reumatoide l'evidenza dell'efficacia dei trattamenti nutrizionali è "neutra": non si può dire che funzionano né che non funzionano. Queste le conclusioni che leggiamo nei lavori. Ma l'interpretazione che si dovrebbe dare non è che non funzionano, bensì che funzionano bene in alcuni e male in altri. Vale la pena provare? Secondo me sì, sotto la supervisione di esperti che non faccciano correre il rischio di incorrere in carenze.
Al posto che concentrarsi sul perché alcuni reagiscono bene e altri no, quelli che io chiamo i furbetti dell'evidence based vanno a dire che non esiste causalità.


Per questo sposo completamente quello che diceva Tito Lucrezio Caro nel 1° secolo a.C.:"Quello che per qualcuno è cibo per un altro è veleno".

A quanto pare 2 millenni fa si era più saggi di oggi.



https://www.facebook.com/Egocentrique-463866253821505/



I geni della nutrizione vi parleranno di effetto placebo (o nocebo), ma ovviamente dimostrano solo di non conoscere la fisiologia umana, la funzione di tolleranza immunitaria, l'immunometabolismo ecc


Come segnala, tra gli altri, Andrea Luchi, "una delle più importanti riviste mediche al mondo, il British Medical Journal, ha pubblicato 13 anni fa questo studio dal titolo "L'uso del paracadute per evitare di morire spiaccicati a causa della gravità quando la domenica mattina vi lanciate dal vostro aereo in fiamme: revisione degli studi seri fatti su questo tema" (perdonate qualche licenza poetica nella traduzione)".
"Conclusioni: non esistono studi seri fatti su questo tema, cioè studi in cui si mette a confronto il destino di chi usa il paracadute e di chi non lo usa. Non possiamo perciò trarre conclusioni scientifiche serie su questa pratica che appare completamente fuori dalle buone pratiche scientifiche, dovuta probabilmente al fatto che qualcuno racconta di non essere morto usando il paracadute. Questa non é scienza."
Morale: quando sentite dire, "Ma dove sono gli studi che dimostrano tutto questo?" non traete subito la conclusione che una cosa non funziona solo perché non esistono "studi seri" su di essa.


Molti supplementi attivano il Th1 (iperattivo nelle malattie autoimmuni), altri il Th2 (alterato nelle allergie), come si può fare in modo che agiscono bene su tutti? impossibile, bisogna distinguere. Clamoroso il recente caso della curcuma.


Non trovare evidenza di effetto è diverso da trovare evidenza di inefficacia (non effetto). Sembra un gioco di parole, ma spieghiamo meglio, perché è un tipico errore che fanno anche gli scienziati. Se si sperimenta una molecola, sia farmaco, integratore, cibo ecc, e non si trova un cambiamento (significativo, ossia abbastanza grande) rispetto ad un altro trattamento, non si può dire contemporaneamente di averne dimostrato l'inefficacia. Per quello lo studio va impostato diversamente.
Per capirci meglio con un altro esempio, dimostrare che i latticini non provocano osteoporosi non significa che siano protettivi per le ossa.


Un altro errore che si fa spesso è quello di credere che una persona malata sia uguale ad una sana più qualche problema: ad esempio quello che mi insegnarono in scuola di specializzazione è che gli adipociti aumentano di numero solo entro l'adolescenza, dopo di che aumentano solo di volume. Questa è una grande bugia nelle persone malate. Si parla infatti di "adiposopatia" ("grasso malato"), per indicare un grasso disfunzionale, che tra le sue caratteristiche aumenta anche nel numero di cellule (maturazione dei fibroblasti in preadipociti e adipociti).

Se nella maggior parte delle persone una dieta con il 50-60% di carboidrati è l'ideale, questo non significa che lo sia anche per una persona con il diabete o l'epilessia.

Le linee guida sono pensate per persone sane, così come i riferimenti per i nutrienti (LARN), e non hanno la stessa facile applicabilità in chi abbia alterazioni metaboliche.

 La dieta fodmap è il trattamento d'elite per l'intestino irritabile, ma se non funziona?? Esistono anche altre vie

L'EB funziona, ma quando i dati non sono univoci bisogna saperli interpretare, e in particolare il risultato del P-value (potenza del test statistico) non è così univocamente interpretabile in biologia.

Aree di controversia


Quanto è forte l'evidenza che una dieta mediterranea, quella prescritta da qualsiasi linea guida, patrimonio dell'umanità ecc, vantata da tutti i nutrizionisti mainstream come unica via applicabile, prevenga le malattie cardiovascolari? Purtroppo per i fissati di questo approccio è, secondo la Cochrane, "limitata". 😀

La stessa Collaborazione Cochrane è stata criticata per i suoi metodi poco chiari nel revisionare gli effetti delle erbe medicinali, a causa di alcune "dimenticanze" 


La fibra, che è riconosciuta ottima da tutti per migliorare la funzionalità dell'organismo, quando si va ad analizzare tutti gli studi dà un risultato deludente, con la conclusione che non esistono abbastanza studi per dire che è protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari. La stessa conclusione ha avuto la revisione degli studi su frutta e verdura. La verità è che alcune fibre possono danneggiare l'intestino in persone predisposte (ad esempio per una disbiosi intestinale) andando a vanificare il buon effetto di questi nutrienti. 😃

L'integrazione non  sembra utile a livello di popolazione, a causa dell'eterogeneità, ma può dare piccoli benefici in alcuni.


La sindrome da ristorante cinese non  viene considerata reale, perché non tutti quelli che assumono glutammato hanno la reazione.

Ma il glutammato può essere usato direttamente  dai neuroni come fonte di energia, e quindi potenzialmente cambiare il loro funzionamento (i.e. i loro potenziali di membrana dai quali dipende il rilascio di neurotrasmettitori). E così la verità sta nel mezzo: alcuni, pochi in verità, sono sensibili al glutammato  e hanno sintomi quando lo introducono in dosi sufficienti. Che sia un aminoacido presente normalmente nelle proteine è una cosa del tutto ininfluente.

La sedentarietà nei ragazzi è associata all'adiposità? Suonerà strano, ma l'evidenza è soltanto "debole", con buona pace dei vari prof italiani che vogliono far credere che le merendine e il sonno non c'entrino nulla.  😂😂

Un altro argomento di intenso dibattito sono i fitoestrogeni della soia: provocano problemi?
La conclusione in un articolo di Authoritynutrition.com è che non vi è forte evidenza che questo accada. Ma non tutti hanno gli stessi recettori (ne esistono diversi sottotipi) per cui è impossibile dare indicazioni generali. Quelle date sono riferite a persone perfettamente sane e in forma, che NON sono quelli che vanno dal medico o dal nutrizionista (se stanno bene rimangono a casa loro)

Un'evidenza aneddotica, ossia non confermata dalla scienza, dice che i latticini aumentano la produzione di muco nelle vie respiratorie, e quindi rinite e altri problemi respiratori. In una revisione questo viene smentito, ma in un altro lavoro viene specificato che riguarda alcune persone con una certa genetica, con tanto di spiegazione genetica e molecolare. Morale della favola: i fissati dell'EBN diranno che non c'è prova per dare indicazioni per togliere i latticini alla popolazione (questa la conclusione "nuda" della revisione), ma interpretando correttamente i dati possiamo dire che una parte di popolazione farebbe bene a ridurli o toglierli per stare bene (anche perché è una manifestazione infiammatoria e l'infiammazione non fa mai bene).


Le decisioni basate sull'evidenza devono essere inoltre condivise, secondo il punto di vista di un medico americano, con le necessità e le possibilità del paziente.
I pazienti hanno bisogno dell'EBM, così come delle decisioni condivise. E questo vale anche per i medici.

Chi segue la pagina sa bene quanto una flora intestinale sana possa fare la differenza tra salute e malattia. Tuttavia in un nuovo esperimento su animali si è scoperto che anche una flora "disbiotica", in assenza di alterata permeabilità intestinale, può non essere dannosa ma anzi dare più protezione stimolando il sistema immunitario. Questo ovviamente aumenta l'importanza di mantenere una corretta fisiologia della parete intestinale. Siamo complicati. 

A proposito: in chi soffre di fatica cronica si riscontra un'alterata flora intestinale, ma spesso viene mascherata dai concomitanti problemi infiammatori intestinali e quindi complica lo studio delle cause e le conseguenti diagnosi e provvedimenti terapeutici da prendere



Tiroidite autoimmune


Può il cibo curare? Più che agire da medicina, il cibo può agire da veleno, e togliendo il veleno ridiamo al corpo la possibilità di guarire 

Questa è una malattia che secondo gli endocrinologi si cura semplicemente facendo tornare i valori degli ormoni tiroidei a posto, tramite farmaco (solitamente Eutirox). Ma tantissime persone continuano a lamentarsi per la stanchezza, l'umore depresso, scarsa libido ecc.
Il medico gli dirà che la tiroide non c'entra nulla, ma è tutt'altro che così, e poi ovviamente chi sta male (e rimane inascoltato) si rivolge alle terapie "alternative".

Si parla sempre maggiormente di connessione tra infezionipermeabilità intestinale, glutine e problemi tiroidei.
In particolare una proteina attaccata dagli autoanticorpi sarebbe molto simile al glutine e quindi i cereali che lo contengono stimolerebbero una reazione autoimmune (mimetismo molecolare).

Quali sono gli altri fattori ambientali che aumentano il rischio di malattie tiroidee? 
Le radiazioni post Chernobyl, l'eccesso di iodio, la carenza di selenio e vitamina D, il fumo, alcune infezioni virali (rosolia, mononucleosi, epatite C ecc), alcune terapie come quelle con l'interferone e l'amiodarone, le alterazioni del microbiota, alcune sostanze chimiche come il bisfenolo A, i ritardanti di fiamma, gli ftalati, i metalli come il cadmio e il manganese. Non certo una sola.

Se uno guarisce dall'ipotiroidismo seguendo una particolare dieta non vuol dire che quel metodo vada bene anche per tutti gli altri. Ma ugualmente non possiamo facilmente dire che sia stato l'effetto placebo. Purtroppo si tratta di una malattia con molteplici cause, e ricondurla al solo glutine e altri cibi che ne mimano la conformazione sarebbe riduttivo, fatto sta che alcuni guariscono e altri no.


Conclusioni

L'evidence based è la cosa migliore che abbiamo, ma allo stesso tempo va contestualizzata e presa cum grano salis per non fare grossolani errori.

Si usa dire "la scienza non è democratica", "non è un'opinione", "nella scienza non esiste io credo", "io penso", "secondo me". O è o non è.
Ma nelle scienze mediche non è assolutamente così: il pomodoro può essere una manna dal cielo per il suo contenuto di licopene, antiossidanti e vitamine, ma assolutamente negativo per chi abbia una sensibilità al nichel.

Le terapie alimentari possono accompagnare quelle classiche, anche nei tumori ad esempio. Ma non sostituirle. Per questo si chiamano complementari. 
Recentemente si è confermato ad esempio che alte dosi di vitamina C aumentano l'efficacia della chemio e della radioterapia per i tumori.
Se decidete di darvi alle alternative fate attenzione perché può finire male.



Per quanto mi riguarda la professione del nutrizionista si svolge non dando uno schema alimentare buono per tutte le stagioni, ma adattandolo alle esigenze del paziente 


Le pratiche EBM sono solitamente buone per la maggioranza della popolazione, ma non ci si deve stupire se qualcuno non ha miglioramenti con questi approcci, né biasimarlo se ne cerca altri.
Come abbiamo visto, funziona bene in casi ideali, ma difficilmente in casi limite.
Ci si può rivolgere alla medicina funzionale e complementare se con i normali sistemi non si hanno risultati.
Un giorno forse avremo tutti gli esami e i riferimenti per poterci occupare di medicina personalizzata.
Un giorno ci si dovrà complimentare con delle persone che avevano capito tutto in anticipo e possibilmente chiedergli scusa, come nel caso del dott. Semmelweiss.
Ripenso ai miei primi tempi di attività e vedo solo un grande ignorante, non ho finito di imparare e non saprò mai tutto, ma mi impegno quotidianamente per migliorarmi.

Scrive G. Greenstone:
"Cosa penseranno i medici delle nostre attuali pratiche mediche tra 100 anni? Probabilmente saranno stupiti dal nostro uso eccessivo di antibiotici, la nostra tendenza alla politerapia, e la durezza di trattamenti come la radioterapia e la chemioterapia ... In futuro con gli ulteriori progressi delle conoscenze mediche le nostre diagnosi diventeranno più raffinate ed i nostri trattamenti meno invasivi. Possiamo sperare che la ricerca medica procederà senza ostacoli da pressioni commerciali e libera da ideologie politiche. Con l'unico fine di raggiungere la verità scientifica".

Conosco un sacco di colleghi che dicono sempre questo non esiste, questo non è possibile ecc, manco fossero il conte Uguccione, ma quando le cose si chiariscono sono pronti a praticare il salto sul carro del vincitore, tipico sport in particolare italiano.

Sottoscrivo infine un'interessante riflessione dei pediatri italiani: "la mancanza di piena evidenza che un trattamento funzioni non significa che sia inefficace, ma che non debba essere consigliato (a tutta la popolazione), tuttavia può essere consigliato se privo di effetti collaterali".

Aggiornamento 7/5/2017

Botta e risposta tra SBM e selfhacked sull'argomento. SH chiarisce che la visione di SBM è parziale perché scettica solo quando fa comodo, e confonde assenza di evidenza con evidenza di assenza, ossia decreta l'inefficacia di un prodotto quando si è solo messo in evidenza che non ha funzionato

Aggiornamento 20/5/2017

Sto guardando a Rai 3 la storia di Pasteur, un chimico che scoprì il legame tra microrganismi e malattie. Venne ridicolizzato dai medici del tempo, convinti che le malattie venissero dagli umori corporei, e sconcertati dal fatto che un chimico si occupasse di medicina...
Mi ricorda qualcosa 😆😆😆, la storia si ripete! Onore a chi studia e intuisce le cause delle malattie prima degli altri, anche a costo di anni di lotte, derisioni e isolamenti!



Aggiornamento 22/5/2017

In questo lavoro è stato chiesto a persone con psoriasi di riportare gli eventuali cambiamenti sull'alimentazione e l'andamento della malattia.

Tra i risultati, circa il 70% di chi ha fatto la dieta vegan o paleo ha riportato miglioramenti


Segnalo un post del dott Luchi:

A metà 800 il medico austriaco Eduard Schwarz salì come medico di bordo su una fregata austriaca che doveva girare il mondo per motivi scientifici e di studio.
Incoraggiato da alcuni colleghi a testare l'antico rimedio del mangiare il fegato (ricco di vitamina A) per risolvere il problema della Cecità notturna, portó con se abbondanti scorte di fegato bovino e di maiale. 
70 marinai su 350 svilupparono cecità notturna per la carenza di vitamina A, ma tutti, raccontó Schwarz, furono curati dal fegato. 
Al suo ritorno fu ovviamente dileggiato dalla maggioranza dei suoi colleghi e screditato. Morì a 31 di TBC. Ironicamente, la cura della TBC con la Vitamina A sarebbe arrivata solo dopo molti anni.



Aggiornamento 25/5/2017

Un terzo dei farmaci approvati in USA dimostrano di dare problemi dopo essere stati messi nel mercato

Perché capita che i protocolli alimentari non funzionino? I motivi sono diversi (siamo molto complicati), ma il principale potrebbe essere che non riusciamo a risolvere i traumi giovanili, che influenzano la funzionalità del sistema nervoso enterico e del nervo vago, fondamentali per la salute.

Aggiornamento 28/5/2017

Un articolo che fa a pezzi le pubblicazioni scientifiche, tra riproducibilità, assenze di evidenze trasformate, rischio relativo che mistifica le conclusioni, lobby, ecc



Aggiornamento 5/6/2017

"Vale la pena ricordare che i pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto con o senza celiachia possono beneficiare di una dieta a basso contenuto di glutine sia per la progressione che per le potenziali complicazioni della malattia "
Altri fattori importanti sono la vitamina D e il selenio, e l'eccesso di iodio, che ha ridotto l'incidenza di gozzo ma aumentato quella di autoimmunità

Aggiornamento 7/6/2017

Meglio il pane integrale o da farina raffinata? La risposta sembrerebbe scontata. E invece no. A seconda del nostro microbiota è possibile infatti che entrambi modifichino le risposte metaboliche, in particolare la glicemia, in maniera positiva o negativa.

Gli autori dello studio concludono che "più in generale, il nostro studio sottolinea l'importanza della personalizzazione nelle raccomandazioni alimentari, in quanto anche il confronto diretto dei pani comunemente considerati "sani" e "malsani" ha rivelato effetti personali sulla risposta postprandiale, suggerendo che le raccomandazioni alimentari universali possono avere un'efficacia limitata".

Aggiornamento 8/6/2017

Grazie ai lavori di Fasano e colleghi, la zonulina viene incontrovertibilmente collegata alla condizione di alterata permeabilità intestinale, perdita della tolleranza immunologica e alle malattie infiammatorie croniche, non solo intestinali.


Aggiornamento 20/6/2017


Molti continuano a dire che il glutammato non crea problemi. Però la chirurgia bariatrica determina il ritorno in quantità sensibili di un nostro amico intestinale, il B. thetaiotaomicron, capace di consumare il glutammato e, guarda caso riducendo il glutammato sanguigno il dimagrimento inizia.



Aggiornamento 28/6/2017

Il glucosio (zucchero che deriva dall'amido ecc) è sempre dannoso? In alcuni tipi di cancro o malattie infiammatorie va a inibire le cellule dendritiche, che hanno talvolta un'importante azione nello stimolare l'infiammazione e alterare la risposta immunitaria. Questo può disturbare il controllo delle cellule tumorali ecc. 
In pratica ridurre lo zucchero può essere deleterio in alcune circostanze, azzerando le nostre difese.

Bell'articolo di Kresser su causalità e studi, in particolare sui criteri di Hill che stabiliscono la forza di una causalità



Aggiornamento 8/7/2017


Una revisione dei fattori di rischio ambientali sulle malattie cardiovascolari, oltre alle novità introdotte (cicli stagionali e circadiani, temperature, altitudine, stato socioeconomico, inquinamento, sole, spazi verdi ecc), rimarca l'uso di una dieta prudente (ricca in alimenti vegetali), raccomandando di evitare i grassi trans e ridurre i saturi.

Conclude però dicendo "tuttavia, i meccanismi molecolari e cellulari con cui i costitutivi degli alimenti si intersecano coi fattori di rischio cardiovascolare sono molto complessi e non completamente compresi". 


Aggiornamento 18/7/2017

Interessante riflessione del dott. Kresser sul perché la medicina tradizionale non risolve le malattie croniche: essa è nata quando le malattie preponderanti erano quelle infettive e quindi acute, e il suo approccio non incoraggia i cambiamenti dello stile di vita ma semplicemente l'uso dei farmaci, spesso a vita. 



Aggiornamento 19/7/2017

La mutazione di un particolare gene (FADS1) ha aiutato l'essere umano ad adattarsi alle diete post-rivoluzione agricola (circa 10 mila anni fa). Chi non ha questa mutazione dovrebbe probabilmente virare su una dieta più ricca in prodotti animali.
Questo gene permette l'elongazione dei grassi a catena corta, che si trovano nei vegetali, permettendo di fare a meno dei grassi animali che invece hanno catena più lunga


Aggiornamento 20/7/2017

Chi pensa di conoscere tutto sull'alimentazione, conoscerebbe qualsiasi interazione tra cibo e corpo. 😅😅



Grasse risate.



Aggiornamento 21/7/2017

Su Lancet viene pubblicata una review sulla EBM, mettendo in evidenza i punti forti ma anche quelli deboli.
Quali sono questi ultimi? Una fiducia troppo elevata nel metodo scientifico, in maniera troppo acritica, lo scoraggiamento del ragionamento clinico e un'eccessiva automazione nel prendere le decisioni (approcci eccessivamente algoritmici e rigidi).
I critici hanno notato che la cura di un particolare paziente "non può corrispondere a ciò che sembrano suggerire le prove migliori (medie)". 
Si lamentano che l'EBM abbia trascurato gli aspetti umanistici e personali dell'assistenza medica e ha spostato la concentrazione lontano dall'individuo. In realtà l'EBM prevede la considerazione dell'individuo e dei suoi bisogni soggettivi, solo che spesso non li si applicano.

Un'altra critica che scaturisce è la minimizzazione dell'esperienza e del ragionamento personale in favore di un ragionamento basato su regole fisse. Questo può essere visto come oggettivizzazione, ma a volte può portare a fallire su alcuni.
Vi è necessità di linee guida anche per i sottogruppi quindi.

Il processo di fissazione delle regole porta a ritardi, ma questo è fisiologico per avere decisioni condivise.

In questi anni gli RCT sono stati spesso condotti dalle case farmaceutiche, e si è visto il pericolo di conflitto d'interesse. Sono state fissate delle regole per evitare interferenze, ma ovviamente è impossibile eliminarle.

Sottolineate queste criticità, il metodo rimane probabilmente il migliore.


Aggiornamento 24/7/2017

Una posizione degli endocrinologi americani chiarisce che l'effetto dei fitoestrogeni dipende dalla flora intestinale


Aggiornamento 24/7/2017

I bifidobatteri sono capaci di farci stare meglio: possono migliorare alcune condizioni come psoriasi, intestino irritabile, fibromialgia, ma anche quelle mentali come la depressione.

Tuttavia possono giocare un ruolo, tramite mimetismo molecolare, anche nella genesi delle malattie autoimmuni e in particolare tiroidite. Anche candidosi, alcuni lattobacilli, Toxoplasma,  BorreliaYersiniaClostridium botulinumRickettsia prowazekiiHelicobacter pylori, HCV e Treponema stimolano autoimmunità.



Aggiornamento 2/8/2017

Secondo un nuovo studio italiano la dieta mediterranea previene i problemi cardiovascolari... ma solo nelle classi più agiate! Esse sono infatti in grado di scegliere prodotti migliori e più nutrienti
Gli studiosi hanno colto molto bene il succo: fare la dieta mediterranea non significa mangiare biscotti e pizza, ma alimenti ad alto tenore di antiossidanti, polifenoli e fibre.

Gli studi spesso non sono in grado di stabilire cosa sia realmente la dieta mediterranea, basta che ci siano i cereali. Le distanze di salute tra ricchi e poveri aumentano sempre più. Solo chi ha più soldi può permettersi cibo vero che previene veramente le malattie.


Aggiornamento 5/8/2017


In generale i fitoestrogeni sono sicuri, ma possono determinare ridotta fertilità maschile e problemi tiroidei in persone predisposte.


Aggiornamento 9/8/2017

Continuo a leggere da sedicenti esperti che assumiamo troppe vitamine, di cui il cibo moderno è ricchissimo, l'integrazione non serve, non gestisce nessuna malattia ecc, e la cosa peggiore è che molti nutrizionisti concordano. Ovviamente non è vero nulla, e una carenza di vitamine del gruppo B è spesso riscontrata ad esempio nella depressione, e la supplementazione aiuta a gestire la malattia.


I danni di questi aspiranti divulgatori scientifici sono sotto gli occhi di tutti